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Lunedì 26 Settembre 2016, ore 12.42
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Il Piave passa a Terzigno



La linea di irrigidimento campana si è attestata a Terzigno, dove lo Stato ha goffamente proposto la controffensiva rifiuti, forzando la resistenza delle poche migliaia di residenti, per scaricare i rifiuti raccolti nel napoletano. E si contano già i primi feriti tra forze dell'ordine e "resistenti", oltreché le decine di mezzi assaltati e dati alle fiamme.

L'affaire "rifiuti in Campania" riesplode nuovamente a poco più di un anno di distanza, rievocando Camorra e mala gestione di risorse economiche, umane ed ambientali, in un contesto degradato e con livelli di corruzione divenuti francamente grotteschi anche per chi ha due metri, non di pelo, ma di fil di ferro, sullo stomaco. Che ci sia o non ci sia il malaffare di mezzo, poco importa; importa, invece, che ormai qualsiasi situazione che riguarda lo smaltimento dei rifiuti, assume proprio in Campania e solo lì i suoi picchi di criticità, con il rischio di passare sempre per un problema di ordine pubblico anzichè di natura ambientale.
Il sospetto che la sommossa dei residenti sia strumentale a qualcos'altro è forte, ma va da sè che la gestione del problema da parte dello Stato è fortemente criticabile e si rifà a quasi vent'anni di non governo.

Sarebbe semplice ammetterlo e ridisegnare da capo un'azione di bonifica degna di questo nome, ma la gestione faziosa del problema induce le parti politiche avverse a tirare l'acqua al proprio mulino. Non si fa per paura di perdere consenso politico? Forse. Così ai vent'anni di non governo viene contrapposta la favola dell'esecutivo attuale sulla completa risoluzione del problema rifiuti. Basta poco per essere furbi, basta pensare che gli altri sono tutti deficienti, ma siccome deficienti non siamo proviamo a farci un'idea il più possibile vicina alla realtà.

Tutto il mondo consuma, tutto il mondo produce rifiuti e tutto il mondo è obbligato a trattarli, ma com'è che solo alle falde del Vesuvio scoppia il problema? Forse perchè si è scelto di puntare sulle megastrutture dove bruciare grandissima parte dei rifiuti prodotti in Campania affidando l'intero operato al gruppo Fisia-Impregilo (la stessa del ponte di Messina) che ha operato in modo errato?
O forse perchè in nome dell'emergenza si sono accumulate montagne di rifiuti in discariche approntate fuori da ogni logica di sicurezza e sostenibilità ambientale?
Oppure perchè non sono stati costruiti impianti di compostaggio per dare continuità alla trasformazione di rifiuti organici? Ma va? Ma dai! E come la mettiamo sul fatto che la popolazione dei siti interessati non è mai stata oggetto di ragionevole trattativa per rafforzarne la fiducia in modo da collaborare ad un articolato piano di raccolta differenziata? Suvvia, in una situazione di sfacelo come questa a chi verrebbe in mente di arrabattarsi per fare la raccolta differenziata!

E se invece accendessimo la luce sui criteri di scelta della società a cui affidare l'intero ciclo di smaltimento e scoprissimo che è stata affidata al minor costo, invece che all'offerta meno inquinante come prevedeva la normativa? Ebbene si, la Fisia-Impresit ha offerto il minor costo, ma un tasso di inquinamento dell'intero ciclo di smaltimento molto elevato. Per non parlare della componente tecnologica, che non riesce a funzionare in maniera efficiente provocando accumulo abnorme di ecoballe che da qualche parte bisognerà pur stoccare... già ecoballe, quelle che finora sono state raccontate. Meditate gente... meditate.

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