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Mercoledì 28 Settembre 2016, ore 14.13
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A luci spente, in curva e senza freni

E' caccia all'ultimo voto, ma il futuro dell'assetto politico italiano che uscirà dalle elezioni è più che mai traballante.

Fabio Michettoni
Fabio Michettoni
Direttore Responsabile dell'Agenzia Teleborsa
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Una battaglia elettorale a fil di voto per contendersi la grossa fetta degli indecisi che non sa dove far approdare il proprio consenso. I leader dei partiti ci stanno provando in tutti i modi, fino all'ultimo respiro. La posta in gioco é elevata e va ben aldilà della pur importante stabilità di un governo che dovrà continuare a tenere a galla la barca nei mari agitati della crisi economica mondiale. Le stesse coalizioni danno un credito limitato ai propri leader, per cui il periodo post elettorale, a seconda dei risultati, potrebbe essere caratterizzato da regolamenti di conti, interni alle formazioni politiche; una "notte dei lunghi coltelli" per riconnotare le formazioni uscite perdenti dalla contesa elettorale.

E' fantapolitica, ma poi mica tanto. Se il PD, in barba alle attese, dovesse uscire ridimensionato, vorrebbe dire che la leadership di Bersani, conquistata alle primarie, avrebbe fallito e lo stesso verrebbe sicuramente additato come il primo e unico responsabile della sconfitta. Nel 1994 la cocente sconfitta elettorale dell'allora PDS, costò la carica ad Achille Occhetto che lasciò strada al rampante Massimo D'Alema.

Lo stesso potrebbe verificarsi questa volta, con l'incalzante Renzi. Iniziò proprio allora la risalita del PDS che trainò, nel 1996, la coalizione dell'Ulivo al governo del Paese. Il risultato non sarebbe tanto diverso se, uscendo elettoralmente maggioritario dalle elezioni, il PD ricevesse il mandato di formare il Governo, calamitando Monti nella sua orbita e comunque, fosse anche sufficiente l'apporto degli eletti Montiani per prendere possesso del Senato, le componenti trasversali della coalizione sarebbero ad alto rischio di rigetto, indebolendo l'intera architettura del futuro Governo.

Bene, fin qui le analogie sono perfette e Bersani rischia comunque, richiamando il difficile biennio Prodiano quando gli estremismi di Bertinotti lo costrinsero ad alzare bandiera bianca per il fallimento del patto di desistenza elettorale. Vendola, in questo caso, potrebbe proprio ben incarnare il Bertinotti della situazione.

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