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Giovedì 8 Dicembre 2016, ore 01.07
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Non facciamoci del male

Ad uno statista si chiede solo di convogliare l'energia positiva del cambiamento in lucide azioni, senza compromessi.

Fabio Michettoni
Fabio Michettoni
Direttore Responsabile dell'Agenzia Teleborsa

Avanti così si va verso il disastro. Sicuramente è il fisiologico declino del concetto di dittatura che salva capra e cavoli, ma c'è comunque stringente necessità di affermare la volontà popolare scaturita dalle elezioni. La storia ben insegna come nei momenti di difficoltà ci si aggreghi dietro un uomo forte e si demandi il compito di decidere, per cui stiamo tranquilli, ma facciamo molta attenzione.

Il risultato elettorale ha coniato un nuovo termine, "politica 2.0" e di questo va tenuto conto; ha sdoganato la nuova politica dalla vecchia che vede il mondo nel modo opposto. Non c'è che dire, siamo in un bel guaio dal quale bisogna inevitabilmente uscire e possibilmente senza farci del male, per cui barra ben salda e indietro tutta.

Il fatto che Grillo non abbia avuto una deriva plebiscitaria va ricondotto all'inerzia mentale degli elettori, più lenti a metabolizzare un pensiero, irretiti forse dalla paura del "non conoscere" cosa riserva il cambiamento o forse perché, per alcuni, i problemi del vivere quotidiano non li hanno minimamente sfiorati; fatto è che il messaggio elettorale è quello del cambiamento radicale, senza ripensamenti, senza esperimenti e senza contrapposizioni che vadano oltre il gioco delle parti.

Siamo in piena fase espansiva per un'idea di rinnovamento che sta viaggiando a velocità maggiore di quella della fiamma e se qualcuno, deputato a contenerla, non si accinge presto a riconvertirla in azioni di governo, si rischia una rovinosa caduta.

Non c'è più tempo da perdere, ci vogliono idee chiare e unità di intenti oltreché capacità di mediazione tra le parti e non sarebbe nemmeno opportuno arroccarsi sulle ideologie o sulle logiche di apparato. Cerchiamo di leggere nel voto popolare l'accorato appello di affermare la parte buona del popolo italiano, di una sorta di nobile autoconservazione da cui chi ci governa tragga la consapevolezza che, dietro di loro, 60 milioni di persone fanno il tifo per un destino comune e doverosamente migliore.

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