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Martedì 6 Dicembre 2016, ore 06.41
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All'Ilva da anni si mena il can per l'AIA

Troppe sviste burocratiche, e non solo, nella gestione amministrativa della Autorizzazione integrata ambientale hanno prodotto ritardi ed inconcludenze che si pagano care.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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C'è solo l'imbarazzo della scelta, tante sono le ipotesi che vengono prospettate per assicurare la corretta prosecuzione della attività dell'Ilva di Taranto, sulla base delle prescrizioni contenute nell'Autorizzazione integrata ambientale (AIA) rinnovata nel 2012 e del quadro normativo ridefinito con il decreto-legge 231 dello stesso anno.

C'è chi parla di nazionalizzazione, chi ipotizza la nomina di un Commissario governativo nell'ambito di una procedura di salvataggio industriale attivata sulla base della legge Prodi, chi infine ipotizza la nomina di un Commissario giudiziario sulla base del procedimento volto a perseguire la responsabilità penale della persona giuridica che gestisce l'impianto, e sembra anche della proprietà a monte, per i reati ambientali in via di accertamento.

La situazione è nuovamente precipitata, poichè il Presidente e l'Amministratore delegato della società titolare dell'impianto siderurgico hanno rassegnato le dimissioni, con effetti dalla Assemblea dei soci convocata per oggi, 5 giugno. Hanno preso atto della gravità della situazione determinatasi con il sequestro di una somma ingente, oltre 8 miliardi di euro, anche per equivalente ed esteso alla società proprietaria dell'Ilva, che è stata ordinata dal Gip di Taranto a fini cautelari per il risarcimento dei danni nell'ambito della citata indagine penale. Si intravvede il timore che il sequestro ordinato faccia mancare alla società operativa, l'Ilva, il sostegno finanziario dell'azionista, privandola delle risorse necessarie per procedere ai lavori di risanamento imposti dalla AIA. Si renderebbero potenzialmente responsabili di un grave inadempimento amministrativo, rilevante forse anche sul piano penale, pur senza avere alcuna possibilità di ovviarvi. Una situazione più che paradossale.

A complicare la vicenda, di recente, c'è stata anche una comunicazione al Ministero dell'ambiente, resa dal Garante istituito con il d.l. 231/2012, concernente taluni ritardi rispetto al piano di risanamento. L'Azienda ha prontamente replicato, affermando che sono stati tempestivamente rispettati la stragrande maggioranza degli impegni mentre per gli altri è in corso una procedura di riallineamento.
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