Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Venerdì 2 Dicembre 2016, ore 20.54
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Niente paura, on. Bersani, i colonnelli non servono più!

E' inutile agitare il fantasma di colpi di Stato: lo sanno tutti che dalla crisi finanziaria non si esce con un bagno di sangue, ma solo d'inchiostro.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
"Se non fossimo agganciati all'Europa, in Italia ci sarebbero già i colonnelli": parole inquietanti. E, se non fosse stato che a pronunciarle oggi è stato l'ex-segretario del PD, Pier Luigi Bersani, verrebbe da attribuirle a qualche facinoroso estremista che si rammarica di questo ancoraggio, oppure a qualcuno che la storia politica non la conosce.

Nell'Ottocento, o dopo la Prima Guerra mondiale, allora sì che servivano i militari: per sedare le rivolte dei contadini, sgomberare le piazze dai manifestanti e mettere fine ai picchetti degli scioperanti che bloccavano l'ingresso delle fabbriche. L'Italia non ne fu certo immune, se a qualcuno il nome del generale Bava Beccaris ricorda qualcosa. Le origini del fascismo, non foss'altro, dovrebbero essere ben note.

Ma oggi, con le fabbriche pronte a licenziare per via della crisi, l'obiettivo è quello di spremere i cittadini, imprenditori e lavoratori, con tasse e tassi di interesse sempre più elevati. Servono i numi tutelari della intangibilità del debito, pubblico o privato che sia. "Voce dal sen fuggita", quindi, verrebbe da dire con il Poeta, perché i veri colonnelli sono quelli con tuba e ghette: Ministri delle finanze, se non Presidenti del Consiglio.

Basta ricordare che cosa avvenne in Grecia al Premier Papandreu: non appena ipotizzò di lanciare un referendum popolare sulla permanenza nell'euro, fu fatto fuori. La democrazia è una cosa seria, ma solo finché non tocca gli interessi finanziari: fu sostituito da Antonio Samaràs che non ha battuto ciglio nell'applicazione delle misure di austerità, con le conseguenze sotto gli occhi di tutti. D'altra parte, l'uomo di fiducia del sistema finanziario era il suo Ministro delle finanze Venizelos, che nel 1988 venne eletto membro del Board dei Direttori della Banca Nazionale Greca: rimase al governo anche con Samaràs, fino al marzo del 2012, quando fu sostituito da Filippo Sachinìdis, anche lui con un passato nella banca centrale ellenica come economista.

Non diversamente è andata alla Spagna, dove è il Ministro dell'economia del Governo di Mariano Rajoi è l'ex responsabile esecutivo di Lehman Brothers per Spagna e Portogallo, Luìs de Guindos Jurado.

Dell'Italia, è noto a tutti che il Premier Monti, tra il 2005 e il 2011, è stato international advisor per Goldman Sachs, come membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institut. L'attuale Ministro dell'economia, Fabrizio Saccomanni, proviene diettamente dalla Banca d'Italia, di cui era Direttore generale. Il nuovo Ragioniere generale dello Stato, anche lui, è uomo dei ruoli apicali della Banca centrale.

Si rassicuri, l'onorevole Bersani: i colonnelli non servono più. Se rivolte dovessero esserci, e per parte nostra ripudiamo la violenza come un mostro maligno, non saranno le fabbriche ad essere presidiate, e neppure le banche saranno prese di mira: sono già vuote, come le zucche lasciate al sole. Dentro, ci sono solo i debiti. Il denaro depositato è stato dato a credito, com'è ovvio che sia.

Se rivolte dovessero esserci, saranno banalmente intrise d'inchiostro e non certo di sangue: perché servirà dell'altro, un'altra moneta.
Altri Editoriali
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.