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Giovedì 8 Dicembre 2016, ore 01.15
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La Fed chiude il rubinetto: ora tocca a Germania e Cina fare da locomotiva

Gli Usa hanno usato la leva fiscale e monetaria per evitare il tracollo dell'economia mondiale. Ora devono essere i Paesi con avanzo strutturale con l'estero a cambiare modello di sviluppo.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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E' durata poche ore la reazione emotiva dei mercati alla pur scontata dichiarazione di Ben Bernanke, che ha preannunciato per la fine di quest'anno la riduzione del Qe3 in vista della chiusura definitiva a metà del 2014: tutto condizionato al miglioramento degli indicatori di crescita ed alla contrazione del tasso di disoccupazione. Bernanke non ha detto altro che quel che tutti si attendevano.

D'altra parte, gli Usa hanno fatto da locomotiva globale sin dal 2009, con disavanzi federali dell'ordine del 10% del pil, ridotti solo a partire dal 2011 di due punti percentuali l'anno. Non solo hanno attivato la leva fiscale, ma anche quella monetaria: quello in corso è il terzo allentamento quantitativo. Visto, poi, che gli indici di Wall Street hanno già superato i livelli pre-crisi, mentre invece il livello dei profitti e quello della disoccupazione sono ancora insoddisfacenti, prudenza vuole che si cominci a levare il piede dall'acceleratore: prima sulla lquidità ed in prospettiva sui tassi, gradualmente.

Il messaggio è chiaro: l'America ha fatto tutto quanto poteva per evitare un rattrappimento dell'economia globale, mentre invece la Germania e la Cina non hanno fatto la loro parte.

La Germania si è chiusa a riccio, ha messo in riga l'Europa intera imponendo il Fiscal Compact e ritirando i propri crediti bancari da tutti i Paesi a rischio: dalla Grecia alla Spagna, dall'Italia al Portogallo, fino a Cipro. Adesso ha una immensa liquidità inoperosa, depositata a tasso zero come depositi non obbligatori presso la BCE: ad essere debitrici, ora, sono le corrispondenti Banche centrali. La Germania non ha aumentato la domanda interna per riequilibrare la sua bilancia commerciale: vive ancora nell'illusione che sia possibile accumulare senza fine il denaro di carta, come se mantenesse il valore anche quando il resto dell'economia si sgretola. Anche il FMI si sta mettendo di traverso: la situazione della Grecia si sta aggravando nuovamente e non vuole continuare a versare risorse in un salvataggio che non ha prospettive concrete. Il Governo cipriota si è reso conto di non poter reggere ad una ristrutturazione bancaria talmente pesante da aver bloccato il credito nazionale. Insomma, la moneta serve: per mantenere il circuito economico in vita. Ma, da questo orecchio la Germania non ha fatto sconti. Bernanke ha detto stop alla creazione di liquidità in dollari, che rischiava di venire allocata nell'area dell'euro, creando un pericoloso circuito di dipendenza della stessa Fed e delle banche americane dal rischio di una nuova instabilità europea. Rubinetti chiusi, quindi.

La Cina ha fatto di peggio, come lo struzzo, mettendo la testa sotto la sabbia: ha insistito sugli investimenti, prima quelli immobiliari rischiando una bolla di stile giapponese, e poi ancora quelli produttivi non appena il commercio mondiale si è ripreso. Si è dimostrata incapace di controllare, nonostante la proclamata chiusura del canale finanziario verso estero, il vero fattore destabilizzante di qualsiasi economia: la velocità di crescita del credito ad una tasso eccessivo rispetto all'andamento del prodotto. Avrebbe dovuto aumentare, a sua volta, i consumi interni: anche se questo significava mettere una ipoteca fortissima sulla sostenibilità del processo di crescita alimentato dall'export. La idea di un arricchimento continuo, di una crescita a pantografo senza fine, ha obnubilato le menti che hanno ipotizzato come ovvio il sorpasso del pil americano in pochi anni.
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