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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 04.53
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All'economia italiana serve liquidità. Tanta e subito

Mentre le banche di Paesi molto più ricchi dell'Italia hanno ricevuto aiuti enormi, da noi ci si limita alle ispezioni. Per scoprire l'acqua calda: che la situazione è grave, ogni giorno di più.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Non è più l'ora dei proclami, dei moniti e meno ancora delle chiacchiere. La situazione della economia italiana è caratterizzata da una grave crisi di illiquidità, sotto il profilo dei flussi di reddito e del credito.

Dopo la stretta fiscale, inaugurata dal Ministro Giulio Tremonti e proseguita senza tregua dal Governo di Mario Monti, la morsa creditizia sta strangolando l'economia reale. Si negano le risorse soprattutto alle imprese più sane, anche perché ritirarle a quelle maggiormente in difficoltà significherebbe automaticamente farle fallire e soprattutto registrare nuove sofferenze e perdite bancarie.

Le banche italiane non concedono prestiti perché sono le prime ad essere prive di liquidità. Anche i fondi messi a disposizione dal Governo per agevolare gli investimenti e garantire così le nuove esposizioni creditizie restano inutilizzati.
Ci avviamo ad un inevitabile naufragio autunnale: l'economia è ferma.

Ciò deriva:
  • dai ritiri del capitale straniero, registrati a partire dal 2008;
  • dai deflussi continui di moneta sul versante della bilancia dei pagamenti correnti: la componente, solo di recente tornata attiva, delle transazioni di beni e servizi, è ribaltata da quelle relative ai trasferimenti di redditi, primari e secondari, e dalle rimesse unilaterali;
  • dal mancato reimpiego a favore di famiglie ed imprese della raccolta bancaria dei residenti, finalizzata alla sottoscrizione di importi crescenti di debito pubblico;
  • dalle regole penalizzanti adottate dalla Bce, che non sta svolgendo né la azione di politica monetaria necessaria a moderare i tassi di interesse a lungo termine nei Paesi periferici, né quella idonea a garantire la disponibilità di moneta all'economia reale acquistando titoli di Stato sul mercato aperto, né quella indispensabile per garantire la liquidità al sistema bancario italiano per via del basso rating.
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