Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Sabato 3 Dicembre 2016, ore 05.31
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

La fine di Al Capone

L'Italia non è un paese normale. E l'italiano medio adesso lo sa.

Fabio Michettoni
Fabio Michettoni
Direttore Responsabile dell'Agenzia Teleborsa
Forse l’unico dato positivo che emerge dallo squallido dibattito politico in corso da qualche annetto, che ha assunto via via toni sempre più grotteschi, è che l’italiano medio adesso sa.
Sa che non siamo un paese normale. Non lo siamo in tutti i sensi.

Economicamente ormai è acclarato. Malgrado le crisi in rapida successione, l’Europa nell’ultimo ventennio è cresciuta. Seppur di poco, ma è cresciuta. L’Italia invece continua ad arretrare. Anche gli ultimi dati annunciati dall’OCSE vedono il nostro paese arretrare ancora, quando la ripresa sembra bussare alla porta del continente. Oddio, niente di eccezionale, solo un modesto +0,2% per l’Unione, ma l’Italia segna nelle statistiche un bel –0,3%. Questa, almeno, è la proiezione con la quale dovremmo chiudere il 2013, in barba alle previsioni degli esperti che stimavano numeri positivi vicini all’1%.
Tutto sbagliato. Tutto da rifare.

Un ventennio sfasciato, da quando Silvio Berlusconi ricevette l’ordine a comparire presso la procura di Milano, mentre coordinava a Napoli i lavori del G8 sulla criminalità organizzata. Da allora l’Italia ha "perso la testa".
Da allora, contro il Cavaliere, sono stati istruiti decine di processi, accompagnati da non si sa più quanti avvisi di garanzia, oltre a condanne, ricorsi in cassazione, assoluzioni, prescrizioni per scadenza dei termini, avvocati, spostamenti dei processi per legittimo impedimento.
E non finisce qui, perché in mezzo ci siamo ritrovati il "sempiterno" conflitto di interesse e il "Bunga Bunga".
Comunque ce l’hanno fatta. Berlusconi è stato condannato, ma "solo" per evasione fiscale, proprio come Al Capone.

Salta poi all'attenzione un'altra curiosità. Il "ventennio". Come il ventennio di Mussolini o il ventennio di Craxi è stato il ventennio di Berlusconi ed anche lui è stato prima osannato, poi tradito, poi combattuto ed infine condannato.

Mentre ora il leader del centrodestra si interroga sul suo futuro, i suoi seguaci tremano al sol pensiero di perdere poltrone e privilegi. L’era degli statisti, del sacrificio e delle responsabilità è terminata. Siamo in una nuova era, quella delle larghe intese e dei piccoli uomini.
A destra come a sinistra; ma questo gli italiani lo hanno già capito da un pezzo.

Altri Editoriali
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.