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Martedì 27 Settembre 2016, ore 14.21
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Senza cannoni, ma siamo in guerra

Arriva come un grosso sasso nello stagno l'irrigidimento della politica tedesca verso il resto dell'Eurozona.

Fabio Michettoni
Fabio Michettoni
Direttore Responsabile dell'Agenzia Teleborsa
Sarà bene tenerne conto che siamo in guerra. Una guerra silenziosa, senza bombe e cannoni, ma che lascerà lo stesso sul terreno morti e feriti. Cambieranno i confini e si formeranno nuovi perimetri; basterà tenerlo a mente per fare un salto in avanti e ipotizzare l’Europa pangermanica rimodulata sulle esigenze economiche di vincitori e vinti.

Facciamo un passo indietro per capire. Prima di aver formato un nuovo governo e una nuova maggioranza, la cancelliera tedesca Angela Merkel iscrive il rigore come priorità del futuro programma del proprio esecutivo. Un messaggio chiaro, netto, inequivocabile e cioè che la strada del rigore non sarà abbandonata.

Arriva quindi come un grosso sasso nello stagno, l’irrigidimento della politica tedesca verso il resto dell’Eurozona, con la Merkel intenzionata a chiedere una modifica del Trattati dell’Unione Europea per mettere in riga, con sanzioni veloci, gli Stati poco virtuosi in tema di politica di rigore.

Al ministero delle Finanze tedesco si starebbe già pianificando come inserire nel Protocollo 14 dei Trattati europei le modifiche richieste. Modifiche a regole già esistenti, o addirittura nuove regole, che riguarderebbero le procedure per il controllo dei bilanci degli Stati membri dell’Eurozona e della loro politica economica. In altre parole, in cambio del sempre più pesante sostegno finanziario, necessario per il salvataggio dell’ Euro, la Germania chiede a tutti una decisiva rinuncia di sovranità a favore dell’Unione Europea e della sua politica rigorista. L’intento primario, ovviamente, è quello di fare un Europa politica più forte e unita nel mondo, pazienza se il costo sociale per tutto ciò può essere molto pesante per i paesi della periferia europea e di quelli mediterranei.

Si chiamerebbero "contractual arrangements" le modifiche ai trattati europei chieste dalla cancelliera tedesca; modifiche corredate da numeri, date e scadenze da rispettare, visionabili dalle autorità europee e dagli altri Stati membri dell’Unione. E questo sarebbe il minimo perché, tra le richieste avanzate, ne figura anche una che introdurrebbe una specie di Ministro delle Finanze europeo, con compiti di vigilanza rigorosa.

Difficile però che questa linea venga imposta dalla Germania senza incontrare delle resistenze all'interno dello stesso Parlamento Europeo che, da quel che è dato sapere, esprime seri dubbi sulla politica tedesca in seno all'UE, dura ed inflessibile più di prima verso "gli spendaccioni del Sud Europa". Inutile far finta di niente; fuori dalla nostra porta c'è un cane da guardia, un pastore tedesco che incute timore e che non esiterà a mostrare i denti qualora dovessimo fallire i compiti a casa, tutti, nessuno escluso, su come imparare le virtù finanziarie teutoniche.

Ecco, l'antefatto è questo.

Quello che sarà è tutto da vedere, ma non è difficile prevederlo se la stella polare della Germania sarà ancora il rigore; insomma sembra profilarsi il rischio, o se volete lo spettro, di un'Europa pangermanica all'orizzonte. I tedeschi, ciclicamente, hanno sempre tentato di imporsi, prima mettendo a ferro e fuoco il continente e ora prosciugando in via "pacifica" le ricchezze degli Stati che hanno perso la loro sovranità nei confronti del vecchio continente.

Non c'è niente da fare, è più forte di loro. I tedeschi sono sempre stati, o per lo meno si sono sempre considerati, i più grandi, i più seri, i più determinati, quelli che in Europa fanno meglio ogni cosa. Difettano forse in fantasia e arte in generale, ma quelle sono cose fuori dalla storia delle quali, purtroppo, non importa più niente a nessuno.

Alla fine, però, i tedeschi sono anche quelli che finiscono sconfitti dalla propria presuntuosa ingordigia. Quando vincono, vogliono stravincere, si sentono imbattibili, fino a quando scende in campo il nemico "esterno", che per nulla fiaccato dalla guerra continentale, rovescia le sorti del conflitto.

Nel '900 furono gli americani ad incenerire la Germania e i tedeschi. Forse stavolta arriveranno i cinesi, i russi o qualcun'altro a ridimensionarne le pretese, tantomeno adesso, in uno scenario globale in cui valgono l'1% della popolazione.
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