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Mercoledì 28 Settembre 2016, ore 19.20
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Italia-Russia: oltre l'Atlantismo e la sponda europea?

Putin fa visita al Papa, cena con Berlusconi, riceve i complimenti di Prodi per la soluzione della crisi siriana...

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
Putin fa visita a Papa Francesco, cena con Berlusconi, riceve i complimenti di Prodi per la soluzione della crisi siriana, firma accordi di cooperazione con il Governo Letta e nessuno borbotta. Davvero finita l'ironia dei giornaloni e la preoccupazione americana dei cablo di Wikileaks?

Così va il mondo. Finchè c'era Silvio Berlusconi al Governo, i rapporti tra l'Italia con la Russia di Vladimir Putin erano oggetto di sospetta ironia, e neppure malcelata preoccupazione. E poi, è bastata una foto dei due col colbacco, che brindavano allegri, per suggerire un giro di valzer: si possono accettare le pacche sulle spalle da Washington, è financo onorevole subire i rimbrotti da Berlino, ma fraternizzare con Mosca suscita sospetto. In realtà è gelosia.

Il gas russo, infatti, può ben arrivare in Germania attraverso il Baltico, per rimpiazzare le centrali nucleari in via di dismissione, e poteva benissimo l'ex Cancelliere Gerhard Schroder accettare da Gazprom l'incarico di capo del consorzio North Stream che costruirà il gasdotto. Quando si è trattato dell'Italia, che ipotizzava di fare altrettanto, con il South Stream in alternativa al Nabucco, l'Europa si è mobilitata: troppo rischioso, legarsi mani e piedi all'orso russo.

Eppure, c'erano stati tempi ben più complessi, ai tempi dell'URSS negli anni '70, in cui l'Italia aveva varcato la Cortina di ferro per prima: sostenendo un accordo tra Fiat e Uaz per costruire automobili in Russia, in una città-fabbrica dedicata a Togliatti. Nell'accordo, anni dopo, subentrò la General Motors. Per non parlare di Italimpianti, che in quegli anni costruiva in Cina il più grande impianto al mondo per la produzione di tubi. Era il tempo in cui Alitalia ed Italcable erano le prime a battere la concorrenza all'estero, impiantandosi nei Paesi ex-coloniali che chiedevano collegamenti aerei e telefonici col resto del mondo.

Per troppi anni l'attenzione è stata dedicata a vendere le libbre di carne accumulate dalle Partecipazioni statali, litigando per darne un po' più a Tizio, un po' meno a Caio, e soprattutto niente a Sempronio. Ed intanto il mondo cresceva, andava avanti. L'Italia, invece, intenta solo a farsi la guerra interna.

Stavolta, visto che Silvio Berlusconi non è più al Governo, ed anzi ormai non è più neppure senatore, la visita del Premier russo ha assunto altri toni. Nessuno ha avuto a che ridire degli accordi intergovernativi, e neppure l'impudenza di ironizzare sui complimenti che l'ex-Presidente Romano Prodi ha indirizzato a Putin per la capacità dimostrata nel risolvere la crisi siriana. Ricevendone, per contraccambio, l'invito a collaborare nell'organizzazione della prossima riunione del G8 a Sochi.

Basta poco per far riprendere all'Italia il suo percorso di crescita, per riprendere la tessitura dei rapporti internazionali che giovano alla nostra industria. Oggi con la Russia, ma anche con la Cina, in Turchia, in Egitto, in Libia, dovunque ci sia interesse per i nostri prodotti. Basta davvero poco, smettere di farci la guerra gli uni con gli altri.

Cercare sempre l'aiuto degli stranieri è vizio vecchio per le consorterie nostrane: vogliono alleati stranieri per battere i nemici interni, per poi ritrovarseli padroni a casa nostra.

Stavolta, con il Premier russo, l'Italia ha fatto quel che era ovvio fare: mettere in campo tutte le risorse, imprenditoriali e politiche, per migliorare i rapporti. D'altra parte, di petrolio e di gas ne compriamo tanto. E da vendere ne avremmo altrettanto. Forse è questa la chiave giusta: avere rapporti equilibrati con tutti, cominciando dal commercio internazionale.

Non sappiamo che cosa arriverà in porto. La visita di Vladimir Putin, per l'intanto, è stata comunque un successo: almeno per un giorno, è riuscito a distrarre il nostro Governo dall'unico rovello che ha in testa, tassare l'Italia. Regalandoci l'illusione che ci sia ancora qualcuno capace di pensare in grande per l'Italia. Come accadeva ancora negli anni '70, ormai secoli fa.

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