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Giovedì 29 Settembre 2016, ore 02.08
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In Svizzera solo l’italica pecunia non olet

La politica italiana è caduta sotto assedio, ma non l'ha capito: grazie alla decisione dei cittadini svizzeri, si chiude l'ultimo varco per gli imprenditori che avevano cercato la libertà nell'Esodo.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
La politica italiana è caduta sotto assedio, ma non l'ha capito: grazie alla decisione dei cittadini svizzeri, si chiude l'ultimo varco per gli imprenditori che avevano cercato la libertà nell'Esodo.

Gli svizzeri hanno ragione da vendere: la loro terra, chiusa tra le montagne è da sempre una gigantesca cassaforte per i capitali in cerca di anonimato. Dall'Italia e non solo. Anche dagli Usa, di certo. Chissà se anche i nuovi ricchi russi e cinesi ne avranno approfittato: lasciare qualche quota di fatturato all'estero fa comodo assai. Anche la neutralità della Svizzera è di comodo: rassicura che non si schiererà mai né da una parte né dall'altra; ma non è pacifismo, l'esercito svizzero c'è, ma sta a guardia delle frontiere.

Gli svizzeri hanno ragione da vendere: gli italiani si erano messi in testa, dopo la crisi, di fare su e giù da Como e da Milano per lavorare nel Canton Ticino. Burocrazia limitata all'osso, tax planning definito, e via al lavoro. A dire il vero, ricordiamo dei servizi televisivi in cui si narrava di intere comitive di imprenditori che partivano in tour in autobus, accolti addirittura con entusiasmo dalle autorità svizzere: portavano lavoro, pronti a trasferire intere aziende, magari con un po' di impiegati. Niente capannoni, però, niente ferriere fumose ed inquinanti, solo servizi ad alto valore aggiunto.

Gli svizzeri hanno ragione da vendere: il drappello degli italiani si era ingrossato, erano diventati un drappello imponente. Ad emigrare in Svizzera non erano più i muratori degli anni '50, che a fine lavori si rispedivano a casa, con un bel gruzzoletto in tasca e tanti cari saluti alla Signora rimasta in Italia. Stavolta erano imprenditori e manager, altro che i badanti ed i braccianti che vengono in Italia dall'est e dal sud del mondo, tutta gente qualificata che aveva trovato davvero il Bengodi, niente burocrazia asfissiante, niente fisco in agguato con le camionette ed i cani lupo.

Gli svizzeri hanno ragione da vendere: dell'Italia meglio tenersi solo i capitali opachi, quelli frutto di decenni di evasione fiscale, e soprattutto quelli appena lavati con gli scudi fiscali. Il loro mestiere è quello, caveau blindati. Non è cinismo, ma sano realismo, quello degli svizzeri: competere con gli imprenditori italiani, quando lo Stato non li intralcia con la burocrazia e li vessa con il fisco, è praticamente impossibile. Rischiavano di finire colonizzati.

Chiuso il valico delle Alpi, la pressione di chi vuole lavorare in santa pace si muoverà diritto verso l'establishment italiano, contro il blocco di potere che guardava con vivo compiacimento l'allontanarsi di coloro che potevano metterlo in discussione. Per l'Italia si apre una pagina nuova, inattesa, come sempre nella Storia: si chiude una finestra e si spalanca il portone.
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