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Giovedì 8 Dicembre 2016, ore 01.15
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Ucraina sì, ma Turchia no! L’Europa è solo un gran bazar

Dopo aver chiuso la porta alla Turchia, l’Unione l’ha aperta per la Ucraina. E’ ora di ripensare all’Unione politica.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
Bisogna essere onesti: della adesione della Ucraina alla Unione europea, che si doveva formalizzare a Vilnius poche settimane fa, nessuno ne sapeva nulla. Ne sappiamo poco tutti, di Kiev: ogni tanto si legge delle controversie per il passaggio del gas proveniente dalla Russia e destinato ad alimentare le centrali elettriche europee. Qualcuno a mala pena ricorda della cosiddetta Rivoluzione arancione, della controversa del Primo Ministro Julija Timoshenko, entrata in politica dopo essere diventata una delle donne più ricche del Paese. E' stata protagonista di vicende convulse, di accuse di malversazione, ed è pure finita in galera.

Della questione del gas proveniente dalla Russia sappiamo qualcosa di più: c'è di mezzo il South Stream, una nuova pipeline che dovrebbe evitare di passare sul territorio ucraino. Sarebbe poggiata sui fondali del Mar Nero, e così il gas non dovrebbe essere soggetto al pagamento dei diritti di passaggio e di prelievo pretesi da Kiev. Una questione di soldi, tanti. D'altra parte, questa nuova condotta raddoppierebbe il flusso di gas russo che attualmente alimenta direttamente la Germania usando il gasdotto denominato North Stream. Le polemiche che hanno accompagnato la progettazione del South Stream sono ben note: in Europa c'è il timore che così si finisca per dipendere troppo dalle forniture della Russia. La questione è che, mentre la Germania ha già sistemato il proprio fabbisogno, il resto del sud dell'Europa è rimasto indietro. Far arrivare il gas dal Quatar richiede la spola delle navi gasiere e la costruzione di giganteschi depositi e di rigassificatori.

E' chiaro, a questo punto, che la partita è complessa, anche perché a far parte dell'Ucraina c'è la penisola della Crimea, con la base navale russa di Sebastopoli. La partita petrolifera, del gas russo, si incrocia con una partita geopolitica ancora più delicata.

Il fatto che l'Unione europea si sia mossa per offrire alla Ucraina di entrare a far parte della Unione europea, che si vanta di essere una Unione politica con una propria politica estera comune, ha messo in crisi un equilibrio delicato: quello tra Europa e Russia. L'Europa è entrata dritta nel cuore di un rapporto che da tre secoli lega la Russia alla Ucraina, rispetto alle precedenti dominazioni polacche ed addirittura baltiche. L'Ucraina è stata addirittura soprannominata "la piccola Russia", così come la Bielorussia viene considerata "la Russia Bianca", e così si attribuiva il titolo di "Zar di tutte le Russie".

Il punto è questo: capire perché anche l'Ucraina dovrebbe entrare a far parte dell'Unione europea, e fin dove arriva l'Europa.

La questione non è nuova, perché l'Unione ha fatto lo stesso enorme pasticcio con la Turchia: dopo averla tenuta per lunghissimi anni in lista in vista della adesione e dopo averle chiesto di adeguata a tutti gli aqìs comunitari recependo in anticipo tutte le normative europee, alla fine ha deciso di congelare tutto. Sarkozy aveva posto il veto, perché ha temuto un'altra ondata di immigrazione. I turchi non sono arabi, ma mussulmani sì: ha avuto paura che il già fragile equilibrio interno alla Francia andasse in pezzi. La Turchia ora sta cercando una sua via autonoma alla espansione politica, cercando di riempire il vuoto determinato dalle crisi politiche dell'Egitto, tessendo alleanze e sostenendo partiti e fazioni. Ci sono terre di confine che mercanteggiano, cercando di lucrare il più possibile dall'ingresso in un'area. Spesso sono Paesi ancora poco sviluppati, che vedono nella delocalizzazione delle industrie europee e nella emigrazione una sorta di toccasana.

Più l'Europa si allarga, più si ampliano i divari tra le poche aree ricche e le tante aree in cui il reddito è basso e la disoccupazione è alta. Non essendoci strumenti di riequilibrio, a parte i limitati Fondi di coesione. Salari, prezzi, tasse, assistenza sanitaria, sistema previdenziale, tutele per i disoccupati, mercato del lavoro, l'Europa non ha un comune denominatore. Come per l'Unione euromediterranea, lanciata in pompa magna nel 2008 e poi svanita nel nulla.

La solidarietà, la crescita sostenibile ed equilibrata sono solo specchietti per le allodole. L'Europa è solo un gran bazar, dove ognuno va e viene, e fa come gli pare. Fuori la Turchia, perché tanto sta dentro la Nato, e ora dentro l'Ucraina perchè ancora non ci sta? Pubblicità.

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