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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 10.47
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Perché non mi provocheRAI...

La minaccia di scioperare è stata una reazione pavloviana alla provocazione del Governo di non versarle ben 120 milioni di canone già pagato dai cittadini

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Vi spiego la tecnica della provocazione politica.

Quando si vuole attaccare un soggetto-bersaglio per conquistarsi il favore della pubblica opinione, in questo caso mettendo sotto tiro la "RAI degli sprechi", si approfitta delle presunte disfunzioni propagandate per anni. In questo caso, dalla stampa scandalistica e dagli editori che da sempre vogliono mettere le mani sull'Azienda pubblica.

La provocazione deve utilizzare soluzioni oggettivamente sbagliate per correggere le cosiddette disfunzioni: solo così si ottiene una reazione smodata, pavloviana, del soggetto-bersaglio sotto attacco. Quest'ultimo parte da una condizione di debolezza presso l'opinione pubblica ed invece di mettersi subito dalla parte dei cittadini contestando solo la misura sbagliata ma non l'obiettivo di colpire i cosiddetti sprechi, apre la stura alla ripetizione dei soliti luoghi comuni che lo mettono definitivamente alle corde.

Vediamo come sono andati i fatti: nel decreto legge 66/2014, quello che reca misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale, comunemente noto come il provvedimento che ha messo "80 euro in busta paga", all'articolo 21 inserito nel Capo II (Amministrazione sobria) sono previste una serie di misure concernenti la RAI . In primo luogo, viene eliminato l'obbligo finora previsto per legge a carico della Azienda di avere una sede in ciascuna Regione e provincia autonoma. In secondo luogo, si prevede la possibilità di cedere quote di società partecipate: il riferimento implicito è a RAI -Way. Infine, si stabilisce che le somme da riversare alla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, la RAI , sono ridotte per l'anno 2014 di 150 milioni di euro.
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