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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 12.39
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Renzi al Parlamento Europeo

Al Parlamento europeo, Renzi ha detto che bisogna guardare al futuro.

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
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Presentandosi al Parlamento europeo, Renzi ha detto che non è interessato ai giudizi sul passato e che bisogna guardare al futuro e, così dicendo, ha esposto alcuni punti del programma del semestre italiano. Sarebbe troppo facile dire che le strade dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni. Renzi trascura che in Europa prevale la politica senza fiducia. Trascura che gli altri ti giudicano sulla base della tua reputazione, autorevolezza e credibilità. Tre qualità che riflettono i comportamenti del passato del governo ora da lui rappresentato. Renzi è un parvenu sulla scena europea – come del resto su quella italiana. Ha avuto qualche apertura di credito dai partner comunitari e non solo, ma non ha alcuna reputazione ed esperienza personale a livello europeo su cui contare. È stato sindaco di Firenze ma deve ancora dimostrare di saper governare il suo Paese prima di “poter cambiare verso all'Europa”. Le sue spacconate possono illudere buona parte degli italiani, ma cambiare verso all'Unione europea mi sembra una missione impossibile anche per personalità di più alto spessore del suo.

Renzi vuol guardare al futuro dell'UE e correttamente ha detto che la crescita del reddito e dell'occupazione sono problemi europei e non solo dei Paesi membri periferici. Secondo me, avrebbe fatto meglio ancora se avesse sottolineata l'emergenza occupazionale del presente, i problemi della crescita, della bassa produttività, delle diseguaglianze, della necessità di un piano straordinario per uscire dall'emergenza che ormai dura da sei lunghi anni. Avrebbe fatto meglio a indicare, non dico nel dettaglio ma quanto meno nelle sue linee guida, gli strumenti specifici per affrontare le emergenze individuate.
Poteva fare questo? Sì, poteva farlo e poteva anche evitare di ripetere la litania “rispetteremo le regole” che non lasciano margini sufficienti per affrontare i problemi. Poteva farlo sapendo che non spetta solo a lui risolvere suddetti problemi ma, in primo luogo, alla Commissione e al Consiglio europeo.
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