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Giovedì 29 Settembre 2016, ore 14.07
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Salari dimezzati, profitti assicurati

Part-time, crescita esponenziale negli ultimi 15 anni

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
Esattamente vent’anni dopo il Governo Ciampi, che pretese dai sindacati la moderazione salariale, l’unico modo che ha consentito alle imprese italiane di mantenere i profitti senza fare investimenti, stavolta bisogna ridurre i costi del lavoro. E non c’è niente di meglio che mettere i dipendenti di fronte ad una alternativa secca: il licenziamento o il part-time.

Sono le statistiche dell’OCSE a dimostrare che è questa la strategia che c’è dietro la eliminazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che prevede il reintegro nel posto di lavoro se viene accertato che non sussiste la giusta causa per il licenziamento.

In tutti i Paesi dell’Europa meridionale, Grecia, Spagna, Italia e Francia, il lavoro a tempo parziale è ancora poco diffuso: arriva al massimo al 12%. Nel nord Europa, invece, il part-time copre un quarto della occupazione: in Inghilterra la percentuale è del 25%, in Germania del 26%, in Olanda arriva addirittura al 50%.

Se poi si considera il solo lavoro femminile, le statistiche diventano ancora più eloquenti: in Germania, il 45% delle donne impiegate è a part-time, rispetto al 30% della Francia ed al 32% dell’Italia. Questo significa che le aziende italiane hanno ben 15 punti da recuperare: questa è la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro che hanno in testa.

La crescita del lavoro part-time è stata esponenziale: per gli uomini, in Italia, la percentuale è passata dal 3,4% del 1998 al 10,5% del primo trimestre di quest’anno. Ma è stata la crisi a dare un impulso enorme al fenomeno: visto che nel 2007 in Italia solo il 5,1% era a part-time, la percentuale è raddoppiata.

Recuperare produttività, abbattendo i costi del lavoro, è quindi abbastanza semplice: si mantiene lo stesso impiegato, facendolo lavorare però solo 19 ore alla settimana, anziché le fatidiche 40 ore, dimezzandogli lo stipendio.

Basta con le discriminazioni, basta con le difese corporative. Se i giovani sono stati condannati da anni alla precarietà, il ricatto della assunzione con contratti a termine, collaborazioni stravaganti e partite IVA fasulle, ora tocca agli anziani: o accettano il part-time o restano a casa per sempre. Un sistema a tutele crescenti, per le imprese.

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