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Mercoledì 28 Settembre 2016, ore 09.06
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Far finta di dormire, seduti su miniere d’oro

Inutile attendere il Job Act o la Spending rewiew: per crescere basta valorizzare quello che già esiste.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Inutile fare domande: le reti di illuminazione pubblica non sono neppure iscritte nel libro del patrimonio dei comuni. Pali e condutture sono un costo storico, neppure ammortizzato: spese computate tra gli investimenti infrastrutturali, per le opere di urbanizzazione, ma niente di più. Ogni lampada che si accende è un costo d’esercizio, assai salato, scaricato sulla collettività: “E io pago”, direbbe Totò.

Chi ci ha messo la testa, nell’ambito della spending rewiew, non ha pensato niente di meglio che proporre l’operazione “Cieli blu”. Era “cieli bui”, ma suonava davvero male: l’idea è quella di ridurre un po’ il numero delle lampade, per risparmiare, magari anche ritardando l’accensione al tramonto ed anticipando lo spegnimento all’alba.

Si pensa solo a tagliare le spese, senza accorgersi che l’infrastruttura vale oro: quelli che si ritengono furbissimi, propongono ai sindaci di sostituire le lampade a vapori con quelle al Led. Il risparmio c’è, è vero, ma è una soluzione banale.

C’è un problema più grande, in Italia, che si chiama ritardo nella diffusione della banda larga: ora servirebbe quella ultra-larga, che consentirebbe di vedere sullo schermo televisivo qualsiasi contenuto video disponibile sul web, in alta definizione. Scordiamocelo che sia possibile con il rame attuale e la configurazione della rete che abbiamo ereditato dal servizio telefonico: l’Italia paga ancora la mancata introduzione della TV via cavo. Era un insulto per la RAI, un pericolo per la SIP, e così non se n’è fatto nulla. Poi sono venute Mediaset ed infine Sky, ma si sono messe a competere sui contenuti senza mai mettere in discussione il monopolio della rete di Telecom Italia. E quando anche quest’ultima ha pensato ad entrare nel segmento televisivo, si è comprata La 7, una piccola emittente.

Nessuno ci racconta perché mai a Milano, la più cablata in fibra ottica delle città europee, gli utenti che la utilizzano sono così pochi. Si contano sulle punta delle dita: tutti usano l’Adsl, come nel resto dell’Italia. Eppure le infrastrutture ci sono, addirittura doppie e triple, visto che ci sono quelle di Metroweb e quelle di Telecom Italia, per non parlare di quelle di altri operatori che si lanciarono alla ventura negli anni Novanta. Sono ancora soldi buttati. Mistero dei misteri, si direbbe: la verità è che per l’utilizzo che si fa della connessione ad Internet, il servizio Adsl oggi offerto va più che bene.

La fibra ottica servirebbe, e sarebbe remunerativa, solo se si offrisse un servizio di IP-TV, di quello con i fiocchi: allora sì che abbandonerebbero l’antenna e la parabola. Solo così l’investimento in fibra ottica sarebbe redditizio. Il fatto è che i milanesi sono troppo pochi per lanciare un servizio di questo genere: serve un mercato vero, di decine di milioni di potenziali utenti. Partirebbe solo se buona parte dell’Italia avesse una rete simile a quella che venne realizzata a Milano, guarda caso proprio sfruttando i lavori che si facevano per realizzare il Piano Luci varato dal Comune.

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