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Giovedì 29 Settembre 2016, ore 14.06
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Petrolio, un barile di rebus

Il prezzo del petrolio è crollato a livelli mai così bassi da anni, con impatti notevoli sull'economia, la finanza, l'industria e le Borse

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Il prezzo del petrolio è crollato a livelli mai così bassi da anni, con impatti notevoli sull'economia, la finanza, l'industria e le Borse. Tra geopolitica e geoeconomia, tutti cercano di decifrare che cosa ci sia dietro, ma soprattutto che cosa avverrà dopo la recente decisione dell'Opec di non tagliare la produzione

L'Arabia Saudita ha fatto prevalere il suo peso, contrastando l'Iran, il Venezuela e la Nigeria che avrebbero preferito una decisione diversa.

La Russia, presente alla riunione di Vienna pur non essendo membro dell'organizzazione, non si è opposta. Eppure avrebbe dovuto farlo, così si afferma, perché l'export di prodotti energetici è fondamentale per le finanze russe: così, invece si sarebbe sparata da sola un colpo sul piede. C'è chi pensa che la decisione dell'Opec sia frutto di una manovra volta a colpire la Russia nel suo asset vitale.

Il fatto è che non basta considerare la variazione del prezzo in dollari, ma l'andamento delle diverse valute rispetto al biglietto verde: solo così si può comprendere l'effetto finale degli andamenti combinati.

Cominciamo con il prezzo del greggio, in dollari: dal 6 gennaio scorso, la quotazione del barile non ha fatto che scendere. Se allora superava i 112 dollari, in questi primi giorni di dicembre è arrivato ben sotto la soglia dei 70 dollari.

Anche il rublo, però, si è deprezzato rispetto al dollaro, come il petrolio: sempre a gennaio scorso, infatti, servivano 32 rubli per fare un dollaro; in questi ultimi giorni, invece ce ne vogliono più di 50. Anche qui, la percentuale di deprezzamento è analoga, attorno al 40%. Curioso effetto, quindi: se è ben vero che la crisi del rublo è stata determinata dalla fuga di capitali stranieri ed interni dopo la crisi ucraina, mettendo sotto pressione le riserve della Banca centrale di Mosca con un deflusso stimato per quest'anno in 100-125 miliardi di dollari, è altrettanto vero che la svalutazione del rublo ha completamente compensato l'abbassamento del prezzo del greggio espresso in dollari. Lasciar svalutare il rublo è stato poi il miglior disincentivo al deflusso di capitali.

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Commenti
alberto.bellio.96
offline

Un appunto: i Turchi non sono affatto un popolo di stirpe europea. La Turchia ha preso il nome dai Turchi, non viceversa. La loro terra di origine, e anche dove la maggior parte di essi risiedono, è l'Asia centrale. Anticamente anche il loro aspetto era simile a quello dei Mongoli, che erano etnicamente loro affini; è cambiato nel corso dei secoli perché dove arrivavano si prendevano sistematicamente le donne dei vinti. Attila, per esempio, era un turco.

scritto il 5 dicembre 2014 alle ore 19.40 · rispondi
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