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La corruzione e l’acqua sporca

La legalità amministrativa è il miglior antidoto alla corruzione, non è astratto formalismo giuridico, ma sostanza.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
La legalità amministrativa è il miglior antidoto alla corruzione, non è astratto formalismo giuridico, ma sostanza

Dopo i casi eclatanti di corruzione a Roma, di cui le cronache di questi giorni sono piene, anche stavolta la risposta è la stessa: una politica criminale che si fonda sull’aumento delle pene, sull’allungamento dei tempi di prescrizione del reato e sulla completa restituzione del provento illecito per poter essere ammessi al patteggiamento.

Bisogna cominciare a punire gli amministratori ed i dipendenti che non rispettano gli obblighi di legge nell’uso e nel controllo dei fondi pubblici. Si deve incidere sui presupposti della corruzione: sulle irregolarità amministrative e sulle violazioni di legge che rendono possibile la corruzione stessa. Oggi è possibile spendere impunemente il denaro pubblico senza indire le gare, stipulare contratti con affidamenti diretti illegittimi, disporre proroghe contrattuali senza che ne ricorrano i presupposti, dar corso alle prestazioni senza che siano stati registrati in bilancio gli impegni formali di spesa, non effettuare controlli sulla congruità e sulla corretta effettuazione di quanto pattuito contrattualmente.

Le irregolarità amministrative devono essere sanzionate penalmente come abuso d’ufficio. Il mancato espletamento delle gare e la mancata adozione dei controlli deve essere punita come omissione di atti di ufficio.

Servono controlli preventivi sui singoli atti e verifiche sull’effettivo espletamento dell’attività contrattuale, da parte di organi esterni all’ente.

La legalità amministrativa è il miglior antidoto alla corruzione, non è astratto formalismo giuridico, ma sostanza. Bisogna prevenire la corruzione, non solo minacciare di reprimerla con pene più severe.

Si deve togliere l’acqua sporca in cui la corruzione galleggia.

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Commenti
palamito
offline

Gent.le Dr. Aletta,

leggo con attenzione il suo commento ai fatti di Roma, questo perchè sono dipendente della Provincia di Perugia, Ufficio Appalti.

Brevemente per confermarLe che solo attraverso la collusione di  dirigenti e dipendenti è possibile "mettere le mani" sugli appalti pubblici; diversamente il Codice dei Contratti - L.163/2006 e s.m.i. - assicura l'Amministrazione pubblica contro il malaffare e i corruttori.

Con stima, Marco Bonavia 

scritto il 17 dicembre 2014 alle ore 13.30 · rispondi
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