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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 12.47
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Popolari d'altri tempi?

Le Banche popolari dovrebbero scegliere, se omologarsi al mercato globale oppure tornare alle origini.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Bisogna capire fino in fondo quale è la ragione per cui c'è da tanto tempo, e neppure malcelata, una forte opposizione nei confronti delle Banche popolari.

La prima è nota: il sistema di governance, basata sul voto capitario, fa sì che in ogni caso gli azionisti sono tutti uguali. Anche chi possedesse un numero multiplo di quote avrebbe lo stesso peso elettorale di chi ne ha una sola.

C'è poi una ragione storica, ormai inattuale: in Italia, nei primi del Novecento, si perseguì l'obiettivo di creare istituzioni bancarie locali, che raccogliessero il risparmio popolare che veniva letteralmente nascosto nei materassi. Nacquero le Casse di risparmio e le Banche popolari: istituzioni pubbliche di rilievo comunale le prime, istituzioni private locali le seconde. Fu un mix in cui l'intervento pubblico e la piccola imprenditoria trovarono un equilibrio capace di far funzionare il circuito risparmio-investimenti.

In questo contesto, la solidità bancaria non dipendeva dalla quantità di capitale bancario, ma dall'uso della riserva obbligatoria: il 20% di ogni nuovo deposito doveva essere sterilizzato, consegnandolo alla Banca centrale. Non solo era una maniera tecnicamente idonea ad evitare la moltiplicazione illimitata di moneta bancaria, ma uno strumento indiretto di garanzia nei confronti di eventuali perdite sui crediti erogati. In pratica, ogni banca poteva prestare solo l'80% di ogni deposito che riceveva allo sportello. In aggiunta, c'era una sorta di scudo apprestato dalla banca centrale, che interveniva come prestatore di ultima istanza nel caso di carenze di liquidità. Infine, c'erano una serie di strumenti, dal commissariamento alla liquidazione coatta amministrativa.

La garanzia di solidità di una banca risiedeva nei depositi affidatigli dai risparmiatori, non nel capitale di rischio degli azionisti. Questo modello, evidentemente rispecchiava la storia e la tradizione italiana: un paese agricolo, ricco di risparmio popolare, diffuso sul territorio.

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