Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Lunedì 26 Settembre 2016, ore 05.50
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Il QE? Errori, contraddizioni e tanta paura

Così come è stato preparato dalla BCE il Quantitative Easing non serve a niente

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
1 2 »

Diciamola tutta: così come è stato preparato dalla BCE, il Quantitative Easing non serve a niente. E' solo una pezza, messa lì per coprire gli effetti di una quantità colossale di decisioni che si sono dimostrate errori insostenibili.

Il QE è una manovra azzardata, che cambia completamente direzione rispetto alla strategia seguita finora, come un Tir che fa l'inversione ad U in autostrada: una reflazione improvvisa in un contesto in cui la strategia era e rimane quella della deflazione competitiva. I Paesi dell'Europa meridionale dovevano mettere i conti in ordine: meno deficit e debiti pubblici da una parte, salari più bassi dall'altra. Una strategia del rigore volta a ridurre il disavanzo delle loro partite commerciali ed il debito verso l'estero.

Un po' alla volta anche la BCE ha capito che così stava saltando il sistema finanziario, perché la deflazione dei salari e dei prezzi, fortemente voluta per far aumentare la competitività internazionale delle economie deficitarie, aveva aumentato progressivamente il valore reale dei debiti già contratti, rendendoli progressivamente insostenibili. E così le banche registrano passività, perché i debiti delle imprese si fanno insostenibili per via del calo del fatturato, e quello delle famiglie per via dei licenziamenti. Non regge neppure il sistema dei conti pubblici, perché il debito cresce in proporzione sul PIL a causa della caduta di quest'ultimo: ci ritroviamo a fare i conti con l'analisi della crisi americana del '29 fatta da Fischer, che attribuiva la depressione alla deflazione del debito. Insomma, siamo di fronte ad una catastrofe e si stappano bottiglie di spumante mentre l'orchestrina suona melodie insulse.

Per questo adesso si è varato il QE, contraddicendo tutta la strategia deflazionistica seguita finora: per paura, solo per paura. Altro che riportare l'inflazione vicino, ma sotto, al 2%: non c'è denaro da nessuna parte, tutto ristagna. C'è chi aspetta che i prezzi cadano ancora, chi aspetta che i rendimenti salgano prima di acquistare titoli di debito: siamo alla paralisi.

Il QE arriva tardi rispetto alle crisi dei debiti sovrani, quando ormai i tassi delle loro emissioni sono bassissimi e non c'è più molta differenza (lo spread) tra i rendimenti dei diversi Paesi. La paura degli investitori è tale che si accontentano anche di rendimenti negativi, pur di mantenere il patrimonio. Bisognava intervenire prima. A partire dal 2010, quando i mercati cominciarono a dubitare della tenuta dei debiti pubblici, dalla Grecia al Portogallo, dalla Spagna all'Italia, si è lasciato che i governi venissero rosolati a dovere: lo spread era la sanzione, la clava che doveva convincerli a fare le riforme, liberalizzando il mercato del lavoro, tassando a più non posso i cittadini e le imprese per riequilibrare strutturalmente i bilanci pubblici, mandando al massacro le aziende a causa del crollo della domanda interna.

1 2 »
Altri Editoriali
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.