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Giovedì 29 Settembre 2016, ore 00.27
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L’IMU nel Paese delle Meraviglie

Le sofferenze bancarie sono concentrate nei settori colpiti dall'aumento delle tasse: i settori della casa e dell’auto hanno prodotto più perdite finanziarie che gettito fiscale

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Ecco il moltiplicatore fallimentare di un triennio di IMU/TASI. Per 1 euro di tasse in più che lo Stato ha incassato sulla casa (+54 miliardi) ci sono stati: 1 euro di sofferenze bancarie in più, ancora da sistemare (+57 miliardi), 1,7 euro di investimenti in meno (-96 miliardi) e 5,2 euro di perdita di valore delle abitazioni (-279 miliardi). Ogni 131 euro di tasse in più ha portato via un posto di lavoro nell'edilizia (-410 mila unità).

C'è un proverbio secondo cui “le strade che portano all'inferno sono sempre lastricate di buone intenzioni”. A distanza di tre anni dal decreto “Salva Italia”, quello che a fine 2012, nelle buone intenzioni del Governo Monti, avrebbe dovuto allontanarci dal baratro finanziario, visto che i mercati diffidavano della tenuta del debito pubblico italiano, possiamo misurare quanto è costato anticipare il pareggio strutturale del bilancio pubblico a suon di tasse, soprattutto sulla casa, dall'IMU alla TASI ed alla TARI, e sulle auto con l'introduzione del superbollo e l'aumento delle accise sui carburanti.

I Governi hanno fatto finta di dimenticare che la vera anomalia italiana è e rimane la spesa per il pagamento degli interessi sul debito pubblico: anziché abbattere il debito e ridurre l'ammontare degli interessi hanno fatto il contrario: aumentare le tasse. Il perché è chiaro: lo Stato italiano è il più grande benefattore del mondo finanziario: paga circa 80 miliardi l'anno di interessi, quando tutta Piazza Affari non arriva a distribuire che 20 miliardi di dividendi. Si doveva, e si potrebbe ancora, confinare tutto il patrimonio pubblico in un unico Fondo, scambiando titoli di debito con titoli di proprietà. Invece di tassare il patrimonio privato e far fallire migliaia di aziende per pagare il debito pubblico, bisognava dimezzare il patrimonio pubblico per dimezzare il debito.

Vediamo allora dove ci hanno condotto queste politiche, analizzando che cosa è successo sul versante finanziario nei settori legati alla casa ed al mondo dell'auto, su cui la tassazione si è accanita.

La Banca d'Italia rileva che a gennaio scorso le sofferenze complessive del settore bancario nei confronti del sistema produttivo (esclusi quindi i prestiti alle famiglie consumatrici) sono ammontate a 147 miliardi di euro. Queste sofferenze sono concentrate per 25 miliardi nel settore del commercio e della riparazione di autoveicoli e moto; per 39 miliardi nel settore delle costruzioni e per 18 miliardi nel settore immobiliare. L'intera industria manifatturiera, invece, ha presentato sofferenze per 36 miliardi di euro. La somma delle sofferenze nei comparti legati ai settori della casa e dell'auto è di 82 miliardi di euro, mentre tutto il resto del sistema produttivo nazionale ne ha accumulate per 65 miliardi. Siamo ad un livello di concentrazione enorme.

Se andiamo a vedere quale è stato il valore della produzione ai prezzi base di ciascuna delle predette branche di attività, vediamo che nel 2012 (l'ultimo anno disponibile disaggregato per branche di attività economica), quello del settore delle costruzioni era stato di 230 miliardi di euro, cifra che va rapportata ai 39 miliardi di sofferenze (incidenza del 17%).

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