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Venerdì 30 Settembre 2016, ore 17.23
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Signori, la Rot[tam]azione!

Facite ammuina! Finalmente si cambia: per combattere la corruzione si faranno ruotare i dirigenti: basta con le incrostazioni di interessi, le competenze gelosamente custodite, per fare pulizia basta fare confusione

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Ormai è certo: la ricetta del Governo per estirpare finalmente la malapianta della corruzione nella Pubblica Amministrazione è la rotazione dei dirigenti. Non potendo, o meglio non sapendo controllare, si prendono le scorciatoie, anzi si fa finta di provvedere: “…chilli che stanno a poppa si recano a prua, chilli che stanno abbascio vadano in coperta! Facite ammuina”.

La questione è molto seria, occorre rimettere in piedi un procedimento politico parlamentare chiaro nella scelta delle opere pubbliche da finanziare e rimettere in piedi i controlli preventivi sugli atti della PA.

Al contrario: il Governo non vuole cedere il privilegio che ha acquisito negli anni, quello di decidere da solo che cosa finanziare con i soldi pubblici, attraverso le decisioni dei Comitati interministeriali che sono ormai solo una baggianata: decidono in due, il Ministero dell’Economia e quello delle Infrastrutture e dei Trasporti. A forza di accorpamenti, tra Tesoro, Finanze, Partecipazioni statali, Cassa per il Mezzogiorno e Bilancio da una parte, e dall’altra i Lavori pubblici, la Marina mercantile ed i Trasporti insieme all’Aviazione civile, il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) è una mera formalità: un organismo presieduto dal Presidente del Consiglio, in cui ci sono ben 13 componenti, dal Ministro degli Esteri fino al Presidente della Conferenza permanente Stato Regioni, che vengono convocati per fare le belle statuine: i soldi ce li ha il Ministro dell’economia ed i progetti sono del Ministro delle infrastrutture. Gli altri guardano passare sotto i loro occhi miliardi di finanziamenti e tonnellate di carte.

Il Parlamento è stato spogliato della competenza di approvare l’elenco delle opere, perché era ritenuto troppo legato alle lobby ed alle esigenze territoriali: i soldi pubblici disponibili venivano divisi in elenchi lunghissimi, con opere finanziate solo per il “primo lotto-primo stralcio” per accontentare un po’ tutti. Era il regno delle eterne incompiute. Si passò al Cipe, dove però a decidere c’erano solo i partiti al governo. Fu così che, ai tempi della solidarietà nazionale, si istituirono delle Commissioni parlamentari di controllo: lì, almeno, anche le opposizioni potevano capire e, se del caso, sollevare polemiche pesantissime. Il vero organismo fuori controllo era la Cassa per il Mezzogiorno, poi trasformata in AgenSud: chiuderla fu un successo.
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