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Domenica 25 Settembre 2016, ore 05.58
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No! ancora No! fortissimamente No!

Opponendosi sempre alle politiche europee e senza i vincoli dell’euro, Cameron ha risanato l’Inghilterra e rivinto le elezioni

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Dopo il no all’euro ed al Trattato di Schengen, la Gran Bretagna ha continuato a fare di testa sua: niente Fiscal Compact, nessuna adesione al Fondo Europeo Salvastati (ESM), nessuna vigilanza unificata sulle sue banche da parte della BCE. Ha continuato ad avere piena autonomia valutaria e monetaria attraverso la Banca d’Inghilterra.

Non è un caso che Cameron, Premier britannico dal 2010, sia stato rieletto. Sotto la sua guida, la Gran Bretagna ha potuto affrontare una crisi finanziaria devastante, per la quale aveva dovuto nazionalizzare nel 2009 numerose banche erogando aiuti al settore finanziario per ben 164 miliardi di euro.

Nel 2015, il tasso di disoccupazione nel Regno Unito sarà del 5,4%: meno della metà di quello italiano (12,6%) e pari a meno di un quarto di quello spagnolo (22,6%). Appena pochi decimali superiore a quello della virtuosissima Germania (4,9%) che però impiega con i mini-jobs (a 450 euro mensili cui va aggiunto l’alloggio gratuito comunale) ben sette milioni di persone.

Cameron non ha rispettato nessun dei vincoli cui si sono costretti tutti gli altri Paesi aderenti all’euro.

Ecco che cosa ha fatto la Gran Bretagna:

  • ha sostenuto subito le sue banche e l’economia con eccezionali e tempestive immissioni di liquidità parte della Bank of England, con il Quantitative Easing adottato sin dal marzo del 2009, mentre la Bce ha cominciato solo nel marzo 2015, con sei anni di ritardo;
  • ha svalutato subito la sterlina, invece di attendere il maggio 2014 come è successo con l’euro rispetto al dollaro, non appena la Bce ha preannunciato la possibilità di adottare un Qe;
  • ha mantenuto una assoluta libertà nelle politiche di bilancio, rifiutandosi categoricamente di adottare il Fiscal Compact;
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