Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Domenica 11 Dicembre 2016, ore 14.53
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

L'Uomo o il Mercato

Il G7 rilancia il TTIP, Papa Francesco la Pasqua ed il rispetto del Creato

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
1 2 »

Non è affatto casuale la coincidenza.

Da una parte, i Capi di Stato convenuti al G7, appena concluso in Germania, si sono appellati ai “valori condivisi” auspicando la celere approvazione dei Trattati che prevedono la piena liberalizzazione dei servizi a livello globale, principalmente quelli bancari ed assicurativi, per forgiare la nuova fase della globalizzazione finanziaria. In pratica, con due accordi paralleli (TTIP e TPP) che coinvolgeranno da una parte gli Usa e dall'altra i Paesi dell'Atlantico e quelli del Pacifico, si isoleranno la Russia e la Cina. L'Occidente sarà unificato e coeso, in un unico grande mercato finanziario, in cui banche ed assicurazioni potranno operare liberamente sulla base del mutuo riconoscimento da parte dei Paesi aderenti: in pratica, se una banca oppure una assicurazione è abilitata ad operare in un Paese, potrà operare in tutti gli altri, senza vincoli ulteriori rispetto a quelli che gli sono imposti nel Paese di origine.

Nonostante l'Amministrazione Obama abbia fatto di tutto per convincere il Congresso americano a rilasciargli una autorizzazione anticipata al recepimento dei Trattati, per i quali è prevista ordinariamente la ratifica in via successiva con una maggioranza dei 2/3, il “Fast Track” è stato sonoramente bocciato: anche molti democratici hanno votato no, insieme alla maggioranza repubblicana della Camera dei Rappresentanti. La questione preliminare, su cui si votava, concerneva la erogazione di sussidi pubblici a favore di coloro che sarebbero rimasti senza lavoro a seguito della apertura dei mercati. Gli Usa conoscono bene gli effetti di queste liberalizzazioni: le imprese delocalizzano ovunque il lavoro costi meno e le tasse siano più basse.

Si è aperta una breccia, sulle virtù del Mercato, già nel Paese che più di ogni altro ritiene che avrebbe avuto beneficio da questa nuova globalizzazione finanziaria. La ragione è chiara: grandi benefici ci sarebbero, sì, ma solo per le Banche e le Assicurazioni americane, per i loro vertici e gli azionisti. I lavoratori avrebbero di che temere: l'America dei Mercati non ha alcun interesse a tutelarli. L'Uomo vive in funzione del Mercato: il suo lavoro non ha soltanto un prezzo variabile, ma è divenuto eventuale. Questo è il passaggio significativo ottenuto dalle imprese anche in Italia con il Job Act: dal conflitto sul “costo” del lavoro, si è passati alla regola della “flessibilità” del lavoro. Quando i lavoratori non servono, vengono gentilmente accompagnati alla porta: ciò che è vitale per l'azienda è l'integrità del capitale finanziario.

1 2 »
Altri Editoriali
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.