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Sabato 1 Ottobre 2016, ore 17.42
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Ubercapitalismo, il mercato totale

Oltre la globalizzazione, non solo tassisti in rivolta ed albergatori in allarme

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
Chi ha un'automobile si mette a fare il tassista, a tempo perso: essendo disoccupato, o lavorando a tempo parziale, la usa come mezzo di produzione in cambio di una tariffa di gran lunga inferiore a quella dei servizi ufficiali. I tassisti fanno, non solo figuratamente, fuoco e fiamme. Chiedono ai governi di vietare lo svolgimento di questo mestiere senza una regolare licenza: è una concorrenza sleale.

Chi ha una casa di vacanza, ormai non esita ad affittarla: le tasse sono alte. La nuova moda è quella di scambiarsele per brevi periodi, soprattutto nelle città d'arte e nelle capitali turistiche. Qualcuno viene a stare a Roma a casa di chi, contemporaneamente, vuole visitare Londra o Parigi: uno scambio, pari e patta. Gli albergatori sono in allarme: chiedono accertamenti fiscali, verifiche sulle dotazioni di sicurezza degli appartamenti scambiati, controlli sul personale che fa le pulizie.

Queste offerte di servizi avvengono sulla base di un corrispettivo unilaterale o reciproco, attraverso lo scambio di utilità, come nel baratto. Le organizzazioni che gestiscono le piattaforme informatiche su cui si incrociano offerte e domande sono diventate le nuove star del mercato.

Bisogna riflettere sul significato profondo di questi fenomeni, che vanno sotto il nome di Ubercapitalismo. Si è generalizzato, simbolicamente, il nome commerciale della organizzazione che ha creato la piattaforma per il servizio di taxi. In molti si dichiarano favorevoli a questa evoluzione del mercato, perché il servizio è molto più economico di quello ufficiale: d'altra parte, visto che viene prestato da chi lo fa solo quando gli conviene ed usando la sua auto personale, si tratta per costui di incassi e di costi marginali. L'auto c'è già, e magari anche un lavoretto part-time: si arrotonda, ci si arrangia.

Dopo la crisi finanziaria del 2008, sta emergendo una figura tipica dei periodi successivi alle guerre, alle carestie ed alle pestilenze: il sottoproletariato. Una volta erano persone che si accontentavano di salari inferiori a quelli standard, alimentando una competizione al ribasso. I sindacati le hanno sempre considerate come veri nemici dei lavoratori, perché rompevano la solidarietà necessaria per ottenere un certo livello salariale.

La differenza, oggi, è che le tecnologie consentono di creare un mercato alternativo a quello ufficiale: internet è un marketplace ideale. D'altra parte, da tempo l'e-commerce sta rosicchiando volumi e margini ai venditori tradizionali. Ora, si offrono capacità produttive: la propria automobile o l'appartamento, non più solo il lavoro accontentandosi di un salario vile.

Da una parte c'è l'impoverimento generalizzato determinato dalla crisi economica, dall'altro ci sono le piattaforme informatiche, ma in mezzo c'è una nuova mercificazione. Intendiamoci, su questo termine: una casa in vendita è una merce, sia che sia stata appena costruita, sia che l'attuale proprietario voglia disfarsene per un qualsiasi motivo. La merce viene fabbricata e messa in vendita perché qualcuno la acquisti, ne divenga proprietario, la usi per sé. La merce acquistata diventa patrimonio di chi l'ha comprata, un bene che gli appartiene. Solo le imprese acquistano una automobile o un appartamento come strumento di produzione, come capitale destinato a fornire reddito ed utile. E questa è una differenza fondamentale.

Se le persone si impoveriscono, l'automobile viene utilizzata per offrire un servizio di taxi e l'appartamento per scambiarsi un periodo di vacanza. Da che erano beni acquistati per l'uso esclusivo del proprietario, divengono ora strumenti idonei a produrre un piccolo reddito o risparmi di spesa, con il baratto degli alloggi.

E' questo il punto di svolta: i beni, in questo caso l'automobile o l'appartamento, tornano ad essere nuovamente merce sul mercato.
Siamo di fronte ad una nuova forma di capitalizzazione che si traduce nella rimercificazione dei beni patrimoniali. Il mercato se ne riappropria, anche se solo part-time: l'auto e l'appartamento riacquistano un valore di scambio temporaneo, accanto al valore d'uso per il proprietario. E lo Stato li tassa: geniale!

Da una società detestata da Marcuse, in cui la crescita era basata sulla dinamica dei consumi, che assorbivano ogni atto umano dopo il lavoro, siamo passati ad una società in cui il futuro è basato sulla progressiva ricapitalizzazione dei propri beni e sulla loro rimercificazione.

Prima eravamo condannati ad essere consumatori compulsivi ed irredimibili, ora siamo destinati ad essere anche produttori-capitalisti usando quel poco patrimonio privato accumulato.

Con la globalizzazione, il mercato ha usato la concorrenza della manodopera di riserva dei Paesi poveri. Ora saremo tutti contro tutti, contemporaneamente lavoratori e capitalisti, anche in auto ed a casa: devono rendere, fruttare ancora, pure loro.

“E' il mercato, bellezza!”. In giro, nessun sorriso.


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