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Lunedì 26 Settembre 2016, ore 21.17
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Chi ha incastrato Matteo Rabbit?

Troppi conti non tornano

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Doveva essere uno show, il decreto Salvabanche: quattro istituti ripuliti, un'unica Bad bank in cui pattumare i crediti in sofferenza, correntisti tutelati e posti di lavoro assicurati.

Che vuoi di più dalla vita? Tutto era stato organizzato a puntino, dopo mesi e mesi di traccheggio, di interminabili scambi di opinioni con la Commissione europea.

La quadra sembrava perfetta, soprattutto per chi nel mondo finanziario non aspettava altro che un duplice affarone, visto che ci sono in vendita, da una parte, le quattro “banche ponte”, con ben 26 miliardi di euro di attività in bonis e dall'altra, confluiti nell'unica “Bad bank”, 1,5 miliardi di euro di non performing loans valutati al 17% rispetto agli 8,5 miliardi di valore originario. Bocconi da re.

Il minuetto con la Commissione, reso noto di recente, non ha convinto nessuno, anche perché ha semplicemente ribadito quanto è arcinoto: il Fondo per la garanzia dei depositi può essere utilizzato, su base volontaria da parte degli aderenti, per salvare un istituto bancario in difficoltà. Ma ciò può avvenire a condizione che le Autorità non abbiano deciso di liquidarlo. Al contrario, poiché Bankitalia ha deciso di avviare la risoluzione delle quattro banche, non si poteva fare altro che far intervenire l'altro Fondo, quello che si occupa delle risoluzioni bancarie e che, per assicurare la stabilità dei mercati e l'accesso alla liquidità, si deve obbligatoriamente fare carico del passaggio ai nuovi acquirenti di quanto rimane di buono delle vecchie banche.

Visto che Bankitalia aveva avviato la liquidazione delle vecchie banche, ritenute non più salvabili, e che il Tesoro aveva approvato questa decisione, era ovvio che a quel punto ci dovessero rimettere le penne gli azionisti ed i sottoscrittori delle obbligazioni subordinate.

Il punto è questo: perché non si è attivato tempestivamente e volontariamente il Fondo di garanzia dei depositi che, secondo la normativa europea anche da noi recepita, può intervenire per salvare un istituto in difficoltà?

Si badi bene al fatto che questo intervento del Fondo di garanzia dei depositi, volontario, non avrebbe né spossessato i vecchi azionisti né abbattuto il valore delle obbligazioni subordinate.

Alla fine, ci sono 2 miliardi di euro prestati dal sistema bancario per ricapitalizzare le “nuove banche”, che dovrebbero rientrare con la loro vendita sul mercato, così come gli 1,5 miliardi di non performing loans iscritti all'attivo della Bad bank dovrebbero essere incassati tutti, vendendoli ai cosiddetti Fondi avvoltoio, versando le probabili sopravvenienze alle “nuove banche”.

E' stato il suicidio di un risparmiatore che aveva sottoscritto questi titoli subordinati, il cui valore è stato azzerato con la risoluzione della vecchia Banca Etruria, a scatenare il putiferio, rompendo un equilibrio fragilissimo. Centinaia di risparmiatori hanno cominciato a protestare ed il governo si è trovato in difficoltà.

Prima si è cercato di provvedere con un “aiuto umanitario”, per risarcire i risparmiatori più piccoli; poi si è deciso di affidare all'Anticorruzione diretta da Cantone la gestione degli arbitrati che dovranno verificare se vi siano stati abusi nella vendita di prodotti rischiosi a risparmiatori che non avevano un profilo di rischio adeguato, ovvero se il loro profilo di rischio sia stato artefatto per rendere formalmente legittima la cessione delle obbligazioni subordinate.

Poi, il Premier ha deciso di giocare all'attacco, nei confronti della Commissione europea che avrebbe usato due pesi e due misure, visto che tanti e tanti salvataggi bancari sono stati consentiti finora senza penalizzare (tranne a Cipro!) i risparmiatori obbligazionisti.

Adesso c'è in ballo la istituzione di una Commissione di inchiesta, che faccia luce su quanto è successo negli scorsi 15 anni nel settore bancario.

Senza andare tanto lontano, basterebbe ricordare che nell'estate del 2014, quando era già in carica il governo Renzi, Banca Etruria rinunciò a ben 335 milioni di euro di Monti bond. Avrebbe dovuto pagare interessi ben più salati di quelli previsti dalle obbligazioni subordinate che era riuscita a far sottoscrivere ai suoi clienti. Nessuno fece una piega, neppure al Tesoro. Se la Banca non fosse stata in grado di pagare gli interessi al Tesoro, i Monti bond si sarebbero tramutati in capitale. Lo Stato, invece, si è tirato fuori dal salvataggio di Banca Etruria, un salvataggio che aveva già avviato, ed ora non ha perso il becco di un quattrino. Mentre i risparmiatori sono stati bastonati.

Per il Premier doveva essere il solito show, con il salvataggio di quattro banche e relativi posti di lavoro.

Adesso c'è un parapiglia infernale, impossibile da controllare, tra risarcimenti, class action ed arbitrati. Per non parlare della cessione delle “nuove banche” e dei non performing loans, su cui tutti vorranno capire bene chi ci guadagna. Magari gli stessi cattivi debitori, che alla fine pagheranno poco o nulla.

Tra azionisti espropriati, risparmiatori bastonati, cattivi debitori che se la caveranno con poco, avvoltoi che volteggiano...

... chi ha incastrato Matteo Rabbit?

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