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Sabato 1 Ottobre 2016, ore 09.08
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No-Schengen! Cui prodest?

L'Europa viene destabilizzata tra tensioni con la Russia, terrorismo islamico ed immigrazioni di massa

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Ci sono tre Trattati europei che mostrano sempre più vistosi limiti di tenuta: da una parte quello istitutivo dell'Unione, che garantisce la libertà di circolazione dei cittadini europei; dall'altra quello di Schengen, che ha eliminato in via di principio i controlli dei transiti alle frontiere interne, e quello di Dublino che ha uniformato le regole per i richiedenti asilo politico stabilendo che debbano essere gli Stati in cui è avvenuto il "primo ingresso" ad effettuare i controlli ed a offrire ospitalità.

La libera circolazione dei cittadini crea problemi di sostenibilità del welfare ai Paesi più generosi, perché i disoccupati di tutta Europa cercano di trasferirsi lì per poterne beneficiare. Inoltre, i Trattati di Schengen e di Dublino sono messi duramente alla prova per via delle immigrazioni di massa dai Paesi colpiti da guerre e carestie, dal Nord Africa alla Siria, fino all'Afghanistan: sono milioni di disperati, tra cui si annida di tutto, dagli avanzi di galera ai terroristi.

Quanto più si parla di rafforzare l'Unione Europea, arrivando ad un assetto politico in cui la sovranità nazionale viene condivisa, tanto più la realtà mostra quanto questo disegno sia difficilmente realizzabile.

Partiamo dagli aspetti fondamentali: l'Unione nasce come Comunità economica, poi trasformatasi in Mercato Unico. Si giunge al Mercato interno una volta che la Comunità si trasforma in Unione, con una moneta unica al posto di quelle nazionali.

I tre pilastri sono rappresentati da altrettante libertà di circolazione tra i vari Stati dell'Unione: quella dei cittadini, quella delle merci e dei servizi, quella dei capitali. La libera circolazione delle persone rappresenta un elemento di ribilanciamento economico-sociale, pur con tutte le difficoltà che si presentano in un Continente dove le differenze linguistiche sono profonde: si rimane cittadini del proprio Stato, perché non esiste una cittadinanza comune europea, ma si ha la libertà (una sorta di diritto) di potersi trasferire in uno qualsiasi dei Paesi membri. Le ragioni che motivano gli spostamenti, una sorta di migrazione interna, sono prevalentemente economiche: in Italia, come in Germania, sono arrivati a centinaia di migliaia i cittadini rumeni e polacchi in cerca di lavoro. Di converso, molte imprese si sono delocalizzate andando a produrre nei Paesi dell'Est ex-comunista per approfittare dei più bassi costi del lavoro.

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