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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 12.47
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Lo Sbloccafavori

Che c'entra Tempa Rossa nella Legge di Stabilità?

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
Per attirare gli investimenti ed aumentare la produzione la ricetta è semplice: prima si tagliano i costi del lavoro, poi quelli della tutela ambientale. Siamo finalmente un Paese normale, del Terzo Mondo.

La questione del mancato sfruttamento del campo petrolifero di Tempa Rossa, in Basilicata, durava da troppi anni: il giacimento era stato scoperto addirittura nel 1989. Nel 2001 era stato considerato dal Cipe un'opera strategica nazionale e poi nel 2012 era stato approvato il progetto definitivo, ma non c'è stato niente da fare, in concreto, per i veti posti dalla Regione Puglia, che di disastri ambientali la sa lunga, visto quello che è successo con l'Ilva di Taranto. Un impianto siderurgico, quest'ultimo, al centro di controversie fortissime tra magistratura e governi per via dei danni procurati all'ambiente ed alla salute umana, nonostante fosse stato dotato di ben due successive Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA) rilasciate da altrettanti Ministri dell'Ambiente.

E qui sta il punto: la normativa in base a cui vengono rilasciate le AIA prevede la possibilità di imporre tutta una serie di condizioni, cautele e vincoli per assicurare la tutela della salute ed il rispetto dell'ambiente, ma le multe previste sono irrisorie e come sanzione ultima si prevede il blocco degli impianti. Insomma, si soggiace costantemente al ricatto della produzione e della occupazione, mentre sarebbe molto più efficace pretendere una fidejussione di importo pari alla somma tra i lavori da compiere per assicurare il rispetto delle prescrizioni ed i danni potenziali stimati nel caso di mancata esecuzione. Sarebbe troppo facile, ma troppo costoso.

Qui sta la farsa normativa: il Governo fa finta di tutelare l'ambiente, di favorire la produzione e l'occupazione, superando le stupide e pretestuose opposizioni locali, e le imprese fanno finta di rispettare le prescrizioni.

Ecco, quindi, che si è cercato di inserire nello Sblocca Italia un articolo che estendesse la AIA alla tipologia di opere concernenti le trivellazioni petrolifere, il trasporto dei prodotti estratti per il tramite di oleodotti e la realizzazione delle opere portuali correlate: in quel modo, si sarebbero eliminate tutte le opposizioni locali.

C'è un primo dubbio che sorge: ma se è vero, come si dice, che le Amministrazioni locali sono le più malleabili, sensibili allo scambio di favori, è ben strano che in tanti anni nessuno abbia mai ceduto alla lusinga di inaugurare un impianto così importante visto che a regime assicurerebbe una produzione pari al 40% di quella nazionale. Forse sarà che ne stanno vedendo delle belle con gli altri impianti di estrazione già in funzione in Val d'Agri, sempre in Basilicata: tanti danni all'ambiente, pochissima occupazione ed una piccola mancia per chiudere la bocca.

La questione di Tempa Rossa si ripropone nel corso della discussione della Legge di Stabilità: nel consueto maxi-emendamento con cui il governo aggiunge e toglie tutto ciò che gli pare, visto che tanto mette la fiducia, rispunta la norma che era stata espunta dallo Sblocca Italia. Chi ha spinto per farla approvare era certo che in questa maniera la strada sarebbe stata spianata: sa già che le prescrizioni del Ministero dell'Ambiente possono essere tranquillamente trascurate, che le multe previste sono ridicole e che nessuno oserà mai bloccare gli impianti una volta messi in produzione. C'è di mezzo la produzione e l'occupazione, non si può far fallire una impresa e lasciare tante famiglie senza reddito: il solito ricatto.

Per i risarcire i danni, poi, c'è tempo: ILVA docet. Prima si commissaria, poi si espropria, tanto l'impianto vale meno di quanto costa rimetterlo a norma. Chi si doveva fare i soldi se li è fatti. Per i danni, non c'è problema: paga Pantalone.

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