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Giovedì 29 Settembre 2016, ore 02.07
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La crisi? Tutta colpa dell'Euro

Dovevamo lasciare il marco alla Germania e non sfidare inutilmente il dollaro

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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La caduta del Muro di Berlino nel 1989, la successiva Riunificazione della Germania ed il collasso dei Paesi europei aderenti al Patto di Varsavia hanno segnato in modo indelebile la fine del Novecento.

Dal punto di vista politico, l'Unione Europea si è estesa a nord-est, fornendo aiuto e sostegno ai popoli che avevano vissuto per cinquant'anni sotto i regimi comunisti.

L'obiettivo di europeizzare la Germania, cercando di porre fine al conflitto che aveva determinato ben due guerre mondiali, ebbe come perno uno scambio: la riunificazione territoriale tra RFT e DDR doveva essere compensata con la rinuncia tedesca al marco. Allo stesso tempo, l'euro avrebbe rappresentato una sfida al dollaro, per sottrarre finalmente l'Unione alla sua dittatura.

A partire dal 1971, infatti, gli USA non mantennero più l'ancoraggio del dollaro all'oro: da quel momento in poi, pagavano le importazioni con cartamoneta che non aveva nulla come sottostante. La svalutazione del dollaro ed i dazi sulle importazioni fecero schizzare l'inflazione americana alle stelle. Per controllarla, la Fed elevò i tassi ad un livello tale che il dollaro si rivalutò del 50% in pochi mesi: fu necessario l'Accordo del Plaza per riequilibrare i rapporti valutari con gli altri Paesi industrializzati, e poi ancora per porre fine allo squilibrio che si era determinato a danno delle economie europee.

Gli USA chiedevano alle economie europee di rivalutare le proprie monete, ma ciò aveva come conseguenza minori esportazioni da parte di queste ultime ed una riduzione della crescita. La Germania, più di tutti gli altri Paesi, si era sentita penalizzata dai cambi fissi stabiliti a Bretton Woods e tendeva ad incrementare l'export tenendo bassa l'inflazione interna e controllando in modo ferreo la crescita dei salari.

Quando cadde il Muro di Berlino e si trattò di delineare il futuro dell'Europa, il Presidente francese Francois Mitterand ritenne che la rinuncia del marco da parte della Germania e la costituzione di una moneta unica europea rappresentassero la quadratura del cerchio.

Fu un calcolo sbagliato, perché la Germania approfittò ampiamente dell'ingresso in Europa dei Paesi ex comunisti per ridurre i costi dei semilavorati industriali importati dalle sue industrie. La adozione dell'euro, nel 2000, rese impossibili le svalutazioni competitive da parte dell'Italia e della Gran Bretagna. Anzi, il fatto che solo il franco non si fosse svalutato sul marco dopo la crisi valutaria europea del 1992, da cui la lira italiana e la sterlina inglese furono invece travolte, aveva già indebolito in modo irreversibile la sua economia. L'euro ha rappresentato quindi una gabbia per tutti i Paesi europei a vantaggio dell'export tedesco.

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