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Sabato 1 Ottobre 2016, ore 17.43
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A volte, l’attivo non è positivo

Perché servono bilance dei pagamenti strutturalmente in pareggio

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

L'attivo della bilancia dei pagamenti della Germania è in attivo strutturale da anni, violando la regola europea sugli squilibri macroeconomici eccessivi, secondo cui non si deve avere un attivo superiore al 6% per più di tre anni di fila. Il divieto vale anche per il disavanzo, che non deve essere negativo oltre il 4%.

D'altra parte, se c'è qualcuno in attivo, ci deve essere qualcun altro in passivo. Il motivo per cui, al di là delle fluttuazioni annuali, i rapporti correnti con l'estero devono essere in pareggio, deriva dalle conseguenze del fatto che uno o più Paesi vendano costantemente più di quanto comprino, incassando dall'estero sempre più moneta di quanto paghino.

Innanzitutto, si sottrae reddito al lavoro impiegato nell'attività di esportazione: la maggiore produttività, dimostrata dalla competitività in termini di qualità e prezzo, viene destinata al profitto e non viene redistribuita al fattore lavoro.

Facciamo un esempio. Nelle relazioni tra Germania e Grecia, poniamo che nel primo anno l'attivo tedesco rispetto al passivo della Grecia dipenda dal fatto che la Germania vende automobili per un valore superiore a quello speso dai tedeschi che vanno in vacanza in Grecia. A questo punto, ci sono due reazioni possibili: nella prima, gli operai tedeschi sono pagati di più dalle loro imprese, e l'anno dopo faranno vacanze più lunghe in Grecia, cosicché i conti ritornano in equilibrio; nella seconda, i salari degli operai tedeschi rimangono invariati, ma il surplus della Germania viene prestato alle banche greche affinché, anche nel nuovo anno, i cittadini greci abbiano soldi a prestito per continuare a comprare macchine tedesche.

Nel primo caso, i conti tornano in equilibrio e si attiva un meccanismo virtuoso, perché i maggiori salari degli operai tedeschi vengono spesi allungando le vacanze in Grecia. L'anno dopo, con i maggiori ricavi della stagione turistica, i cittadini greci continuerebbero a comprare macchine tedesche, ma senza doversi indebitare.

Nel secondo caso, i conti rimangono squilibrati e si attiva un processo vizioso: la Germania, per poter continuare a vendere lo stesso numero di automobili in Grecia, incassando più di quanto i suoi cittadini spendano in Grecia durante le vacanze, deve prestare denari alla Grecia; i cittadini greci, per poter continuare a comprare lo stesso numero di automobili tedesche, devono indebitarsi. Se le banche tedesche non prestassero denari alle banche greche per finanziare i nuovi acquisti di auto, le industrie tedesche ridurrebbero le vendite, creando problemi di occupazione. Si innesca un meccanismo perverso: i tedeschi, per poter vendere ancora automobili in Grecia, sono costretti a prestare ogni anno sempre più denari ai compratori. L'attivo commerciale sull'estero viene reimpiegato come credito verso l'estero.

In passato, quando ognuno aveva la sua moneta, i tedeschi il marco ed i greci la dracma, c'era il meccanismo della svalutazione. La moneta greca perdeva periodicamente valore sul marco, e così i greci compravano automaticamente meno automobili tedesche. Parimenti, il marco si rivalutava sulla dracma, e così i tedeschi potevano allungare automaticamente le loro vacanze in Grecia: spendendo gli stessi marchi dell'anno precedente, potevano permettersi di stare più tempo.

L'euro, moneta unica, rende impossibile la svalutazione. Ai Greci non resta che indebitarsi o abbassare i salari, creando la depressione generalizzata.

Se i conti correnti con l'estero di un paese sono in attivo strutturalmente, come quelli della Germania, le sue banche sono costrette a prestare ogni anno altro denaro ai compratori esteri. Arriva un punto in cui i debitori non sono in grado di continuare a pagare i debiti ed a comprare ancora, facendo default.

Questo è quello che è successo nelle relazioni tra la Germania da una parte, e dall'altra la Grecia e la Spagna.

La Germania continua a vendere all'estero più di quanto non compra: accumula denaro che presta all'estero per evitare che all'interno ci sia inflazione. Diviene allo stesso tempo sempre più sospettosa della capacità dei suoi debitori di onorare i prestiti: è costretta così ad imporre il Fiscal Compact, per evitare che gli altri Stati dell'euro si indebitino eccessivamente, e la Banking Union per evitare che le banche degli altri Paesi non rimborsino i prestiti ricevuti da quelle tedesche è costretta ad assumere il ruolo del colonizzatore finanziario. Se aumentassero i salari tedeschi e la Germania aumentasse gli investimenti pubblici, tutti starebbero meglio: tedeschi, greci, spagnoli ed anche gli italiani.

Ecco perché, nelle relazioni commerciali internazionali, l'attivo strutturale non è affatto positivo.

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