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Domenica 11 Dicembre 2016, ore 14.52
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Armi americane o soldi cinesi?

Si combatte con le armi ma si vince con i soldi.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Chi costruisce il nuovo ordine mondiale? Mai previsione fu più sballata di quella su cui Bill Clinton basò nel 2000 la apertura alla Cina delle porte del Wto: avrebbe dovuto essere una soluzione win-win a quello che già allora era un problematico disavanzo commerciale americano.

Mentre le merci cinesi prodotte a basso costo, in un contesto normativo assai accomodante per quanto riguarda la tutela dei lavoratori e dell’ambiente, da allora hanno invaso il mondo consentendo a Pechino di accumulare un avanzo impressionante dei propri attivi, gli Usa si sono svenati per cercare di preservare l’ordine mondiale dagli attacchi del terrorismo islamico.

E così, mentre gli Usa sono diventati debitori netti verso il resto del mondo, e sono costretti a contare sulla benevolenza degli investitori stranieri per finanziare il debito pubblico ed il disavanzo commerciale, la Cina aumenta la sua proiezione internanzionale allargando i cordoni della borsa. Pechino adotta verso i paesi economicamente poveri, specialmente in Africa, una politica di aiuto: compra diritti di estrazione di materie prime ed in cambio finanzia infrastrutture e sviluppo, esportando più manodopera che merce. Adotta il paradigma americano, che venne adottato in Europa dopo la fine della guerra mondiale con il Piano Marshall: si creano stretti legami di dipendenza politica e culturale, prima ancora che finanziaria ed economica.

La politica della Presidenza Obama, centrata sul ritiro dall’Afganistan e dall’Iraq, aveva come obiettivo la creazione di un "Nuovo Inizio" nei rapporti con il mondo arabo e musulmano: nessun appoggio alle democrature illiberali, ai regimi autoritari e repressivi, perché avrebbero trasformato l’opposizione interna in una fronda violenta e soprattutto antioccidentale, per via del malcelato supporto fornito per anni a questi governanti corrotti ed antidemocratici.

Con un po’ più di cinismo, si potrebbe immaginare una strategia di destabilizzazione dell’area mediorientale, che coltiva contemporaneamente tre obiettivi: primo, sterilizzare all’interno dell’area il conflitto storico tra le potenze arabe sunnite, principalmente Arabia Saudita, Egitto, ed Iran sciita; secondo, rendere molto più complicato per la Cina costruire la "Nuova Via della Seta" che passa inevitabilmente per l’Heartland asiatico per approdare nel Mediterraneo; terzo, usare la minaccia del terrorismo islamico che colpisce con sempre maggiore frequenza in Europa, e soprattutto in Francia, per creare un moviemto di opinione favorevole ad una reazione diretta contro l’Isis.
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