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Venerdì 2 Dicembre 2016, ore 21.02
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Il morso alla mela

I vantaggi fiscali di Apple in Irlanda rappresentano il paradosso della costruzione europea

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Viene proprio da ridere: un governo, quello Irlandese, viene condannato dalla Commissione europea ad incassare dalla Apple 13 miliardi di euro di imposte arretrate, ed invece di gioire annuncia ricorso per rinunciarvi.

La ragione è più che evidente: sarebbero soldi rubati. Al governo irlandese, nel caso della Apple, queste tasse proprio non gli spettano: si tratterebbe dei proventi che riguardano i profitti fatti con le vendite in tutti i Paesi dell'Unione europea, non certo in Irlanda. E la Apple ha sede in Irlanda proprio per non pagare le tasse sui profitti che fa vendendo prodotti e servizi in tutta l'Europa.

Ma come? Uno mette la sede in un paradiso fiscale, e poi viene condannato da un'altra entità sconosciuta, la Commissione Europea, a pagargli le tasse!

Questo è il paradosso dell'Unione Europea: gli Stati sono sovrani per quanto riguarda la politica fiscale, e così alcuni come l'Irlanda, il Lussemburgo e l'Olanda, fanno dumping. Fissano aliquote di assoluto favore sui profitti, al fine di attrarre le multinazionali, americane in particolare. Fin qui, non ci sarebbe nulla di male.

Il fatto è che usano l'Unione Europea, e la libertà di circolazione delle merci e dei servizi garantita dal mercato interno, per moltiplicare enormemente il vantaggio fiscale. Non è che Apple, o Amazon, oppure qualsiasi altra multinazionale, mettono la sede legale o fiscale in Irlanda, Olanda o Lussemburgo per la convenienza di quel mercato. Lo fanno per non pagare le tasse dove vendono effettivamente, dalla Francia alla Germania, dall'Italia a Malta, per trasferire i profitti dove pagano meno, o non pagano affatto.

E così, la Commissione Europea ha considerato un aiuto di Stato la particolare preferenza fiscale accordata dal governo irlandese alla Apple, che non pagava neppure l'aliquota ordinaria del 12,5% sui profitti d'impresa, prevista dalla legislazione irlandese. I profitti si annullavano, perché venivano addebitati rilevanti costi di ricerca e sviluppo in America.

E' l'Unione dei furbetti, l'Europa. La sovranità degli Stati serve per farsi competizione e usano l'Unione come cavallo di Troia. La Commissione ora si sveglia, ma tardi e male: invece di stabilire il principio sacrosanto che le tasse si pagano dove si producono i profitti, pretende che l'Irlanda incassi i profitti per tutti gli Stati.

Peggio il rammendo del buco.

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