Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Domenica 25 Settembre 2016, ore 16.10
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

... le bugie di Pinocchio

MPS inguaiata dalla fretta del Tesoro

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Ancora giornate di passione per MPS, tra una sospensione dalle quotazioni per aver perso più del 9%, ed il valore delle azioni a 19 centesimi. La capitalizzazione di Borsa arriva a circa 500 milioni di euro, una frazione del capitale netto contabile: paradossalmente, agli azionisti converrebbe la liquidazione della Banca, visto che moltiplicherebbero quasi per dieci volte quello che altrimenti incasserebbero cercando di vendere le azioni sul mercato.

Ed intanto ci si balocca alla ricerca di nuovi azionisti che mettano nel complesso 5 miliardi, per soddisfare le richieste di ricapitalizzazione formulate dalla BCE in esito agli stress test.

Guardando all'indietro, la colpa più grave è del Tesoro, che si è fatto restituire in fretta e furia i Monti bond senza attendere il termine massimo del 2017 che era stato concordato con la DG Concorrenza. A seguito di un aumento di capitale sottoscritto dal mercato, MPS ha infatti restituito in contanti al Tesoro ben 3 miliardi il 1° luglio 2014, ed il residuo di 1 miliardo nel giugno 2015. Si tratta della somma che ora manca alla Banca, che la Vigilanza europea pretende, e che sul mercato non si trova.

La fretta è stata una cattiva consigliera: il Tesoro ha preferito farsi rimborsare tutto, mentre la Banca ha ridotto il pagamento degli interessi, fissati ad un livello assai elevato. Gli “strumenti finanziari”, i Monti Bond, potevano essere trasformati in azioni, ma a quel punto il Tesoro sarebbe divenuto l'azionista di riferimento, con tutti i rischi e gli oneri del caso.

“Deve fare tutto il mercato, lo Stato non deve interferire con il mestiere di banche e banchieri!”: il governo la pensa così, e si affida a Banche d'affari di gran prestigio per risolvere il caso. Naturalmente, dopo che il guaio è stato combinato, per la “fretta” di togliersi di mezzo.

Il naso di Pinocchio, secondo la favola, si allungava a dismisura, non appena diceva una bugia, sempre per nascondere le marachelle: era fin troppo facile smascherarlo.

C'è da dire forse la “fretta” con cui il Tesoro è voluto uscire da MPS ha una banalissima ragione politica: nessuno voleva assumersi la responsabilità, o anche solo il rischio, di guardare nei conti della Banca, soprattutto nella montagna di 27 miliardi di euro di sofferenze che ha in pancia. Essendo l'azionista pubblico, magari in Parlamento qualcuno avrebbe chiesto trasparenza. C'è di mezzo una gestione chiacchierata, che andava avanti da anni.

Invece così, con la “soluzione di mercato”, ci saranno i servicer a fare tutto il lavoro di pulizia, in silenzio e gran segreto. Ci sono così tanti scheletri che non è il caso di aprire l'armadio: servono i becchini.

Ricomincia la favola: un certo giorno, Pinocchio stava malissimo, ma non voleva prendere la medicina amara. Ingollò solo lo zucchero. Solo alla vista dei becchini prese all'istante il purgante. Stavolta c'è bisogno sia del purgante che dei becchini.

Pinocchio, che favola...

Altri Editoriali
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.