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Giovedì 8 Dicembre 2016, ore 08.49
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MPS, perché il brodo si allunga?

Anche la conversione delle obbligazioni serve a guadagnare tempo

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Quella del Monte dei Paschi è una telenovela, interminabile. Peccato che ogni nuova puntata sia peggiore della precedente. Stavolta, a quanto si dice, nel mirino ci sarebbero i detentori di obbligazioni senior, titoli che in teoria dovrebbero rimanere immuni da perdite o conversioni forzate, a meno che la Banca non corra il rischio di default. Si offrirebbe loro di diventare azionisti: per chi ha comprato quando i prezzi erano bassissimi, alla vigilia delle decisioni della Vigilanza della BCE, ci sarebbe un vantaggio. Si capisce lontano un miglio che il piano iniziale di ricapitalizzazione con nuovi azionisti non va avanti.

Tutto è tenuto a bassa temperatura, il brodo si allunga settimana dopo settimana. Si dice che tutto è bloccato in attesa del Referendum costituzionale di dicembre: un voto contrario scoraggerebbe gli investitori internazionali. Forse c'è una ragione più convincente: il Piano prevede che ci sia un'ampia garanzia del Tesoro sull'enorme quantità di crediti in sofferenza che dovrebbe essere cartolarizzata, circa 27 miliardi lordi, per cederla al mercato. Ma tutto questo richiede tempo, almeno fino a primavera: ed intanto, se cambia il Governo e magari il prossimo Ministro del Tesoro non condivide questa forte esposizione pubblica, salta tutto.

In pratica, l'affare potrebbe essere questo, comprare le sofferenze con la garanzia pubblica. Anche se tutto scuoce, si va comunque all'incasso. Nessuno sa ancora quale sarà la quota di sofferenze su cui il Tesoro metterà la garanzia: più sarà alta, più sarà consistente il guadagno per chi compra ed un rischio per lo Stato.

Se non ci fosse l'incognita della garanzia pubblica, anticipando con un prestito ponte quanto serve a ricapitalizzare e prendendo le sofferenze come pegno, il cerchio si sarebbe già chiuso da un pezzo. Ma bisogna trovare chi mette subito una firma, e magari non si trova: la cifra in ballo è colossale. Non basterebbe una Finanziaria per onorare le garanzie.

Il fatto è che il tempo è tiranno: non si può passare da una settimana all'altra raccontando di viaggi all'estero, di contatti con Fondi arabi, tra un piano industriale, una comunicazione al mercato, un forecast ed una trimestrale.

Bisogna trovare qualcosa di nuovo da raccontare: ecco perché salta fuori l'idea di coinvolgere gli obbligazionisti. I soldi ce li hanno messi già, sono dentro al meccanismo. Se escono, rischiano una perdita; se rimangono, e magari accettano la proposta di conversione in azioni a condizioni accettabili, si potrebbe chiudere la ricapitalizzazione. Il punto è che si chiederebbe loro di rimanere come azionisti per un certo numero di anni, con una clausola di lock-up, per dare stabilità alla compagine. Mentre rimarrebbero fuori dalla ricca partita degli NPL (Non Performing Loans), dovrebbero accontentarsi della redditività futura della Banca: una scommessona.

E, intanto, il brodo si allunga.

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