Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Giovedì 21 Settembre 2017, ore 12.35
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Matteo, l'illusione che fu

Il mercatismo manda in fumo lavoro e risparmi

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

E’ stato rapito da una illusione fatale, l’ormai ex-Premier Matteo Renzi: ha cercato di ottenere il consenso popolare, basandolo sui bonus, in cambio del via libera alle riforme costituzionali. Riforme che sarebbero state funzionali al rafforzamento del mercatismo. Una assurdità: più il mercato si dimostra incapace di assicurare equità e crescita equilibrata, e più pretende che vengano meno le tutele sociali, i controlli ed i contrappesi.

Serve l’uomo solo, disperato, senza legami di solidarietà e senza tutele collettive: solo così è funzionale al mercato. Deve produrre quotidianamente, accantonare risorse per proteggersi dalle insidie del futuro, e comunque rischiare di perdere tutto ciò che ha accumulato.

Non solo il lavoro non è più né garantito né tutelato, come ci è stato ripetuto fino alla nausea negli anni passati. Ora anche il patrimonio, anche i risparmi non sono più al sicuro: le banche non assicurano più la garanzia dei depositi.

Questa è la nuova, grande deriva mercatista cui stiamo assistendo dopo la crisi del 2008.

Il nodo della sconfitta al referendum sta tutto qui.

Dagli 80 euro, corrisposti in busta paga prima ai dipendenti a basso reddito, poi alle forze di polizia, ed infine ai pensionati, fino ai 500 euro per i diciottenni ed agli insegnanti, anche il rinnovo dei contratti collettivi, quelli dei metalmeccanici e del pubblico impiego, ha fatto parte di questa medesima strategia volta ad acquisire il consenso.

Ma la riforma costituzionale, in sostanza, non serviva ad altro che a dimostrate la inutilità della democrazia rappresentativa, e delle sue sedi di confronto: via le province, inutili per definizione; via il Cnel, un assurdo residuo corporativo; via pure il Senato, doppione defatigante nella rappresentanza politica che va lasciata alla Camera dei deputati. E via pure alla legislazione concorrente regionale, che ostacola il processo decisionale del governo. Fino ad introdurre una clausola di supremazia, con cui su proposta del governo, ed al fine di tutelare l’unità giuridica ed economica dell’ordinamento, si possono travolgere le ripartizioni delle competenze tra Stato e Regioni.

La democrazia rappresentativa viene considerata come un intralcio. Tutti i centri di potere economico e finanziario hanno infatti appoggiato senza riserve questa riforma, che invece è stata sonoramente bocciata dal referendum popolare.

Basta vedere come è stato massacrato il sistema bancario italiano: dalla riforma delle popolari a quello del credito cooperativo, dalla previsione del bail-in al divieto di aiuti di Stato. Dopo aver smontato e svenduto il sistema delle grandi imprese ed aver portato al fallimento le piccole e medie, facendo venir meno il lavoro, è arrivata l’ora delle banche e del risparmio.

Gli Stati devono regolare i mercati, tutelando i cittadini, assicurando che il lavoro sia remunerato adeguatamente. Falliscono, invece, quando si arrendono al mercato, quando accollano alle finanze pubbliche ed alla tassazione tutto l’onere della distribuzione del reddito: il reddito di cittadinanza è il modo più subdolo con cui il mercatismo sta preparando, ancora una volta la sua rivincita.

Un’altra terribile illusione che trova già i suoi paladini.

Altri Editoriali
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.