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Lunedì 27 Febbraio 2017, ore 07.59
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La Francia, avanti a Destra

Le Pen, Fillon e Valls, tre “destre” diverse

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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C'è un affollamento mai visto, nella Destra Francese. Anche il governo socialista, infatti, ha adottato in questi anni politiche tipicamente di destra.

Le primarie della Destra-Centro francese, aperte a tutti i simpatizzanti, hanno premiato al ballottaggio Francois Fillon, battezzato le “Catho-Thatcheriste” per le sue duplici matrici, cattolica e ultraliberista.

Se da una parte difende i valori della famiglia tradizionale ed il diritto alla vita, dall'altra ritiene che la Francia debba cambiare completamente il suo assetto socio-economico. L'economia va “liberata” dall'eccessivo peso dello Stato.

La sanità pubblica va de-statalizzata, prevedendo un sistema di assicurazioni private per le malattie meno gravi e lasciando allo Stato solo la cura di quelle più gravi e gli Ospedali; bisogna ridurre gli organici della pubblica amministrazione di 500 mila unità, bloccando le nuove assunzioni che rimpiazzano i pensionati; la spesa pubblica va ridotta di 100 miliardi in 5 anni, mentre va ribilanciata la tassazione attraverso l'aumento dell'Iva che compensa la riduzione delle imposte dirette sulle famiglie più disagiate; va abolita la legislazione che fissa a 35 ore la settimana lavorativa, lasciando come unico limite massimo quello di 48 ore stabilito a livello europeo.

E' una destra con lo sguardo rivolto alle ricette liberiste ispirate alla globalizzazione, vecchie di oltre trent'anni, che non fanno i conti con le motivazioni che hanno portato la Gran Bretagna alla Brexit e negli Usa alla elezione di Donald Trump.

La Francia è un paese sicuramente cristallizzato: è stato capace di resistere ai trent'anni di turboliberismo che ha sconvolto il mondo, ma è schiacciata dal deficit commerciale nei confronti della Germania: nel 2015, il saldo passivo verso quest'ultima è stato di 36 miliardi di euro (import di 103 mld ed export di 67 mld). Di conseguenza, è divenuta debitrice netta verso il resto del mondo per 389 miliardi di dollari nel 2015. Una cifra molto vicina ai -421 miliardi dell'Italia. E' un oltraggio, questo, per un Paese che ha vantato secoli di domini coloniali e di alta finanza.

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