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Venerdì 18 Agosto 2017, ore 14.47
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Superiori Architetture di Potere

Intesa-Generali, dal Salotto buono all’Asse del Nord

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Il capitalismo italiano sta cambiando velocemente, sotto i nostri occhi: nel giro di pochi anni le Famiglie che avevano costruito l'industria italiana stanno mollando la presa. Dagli Agnelli, che hanno lasciato Torino per via della fusione con l'americana Chrysler, ai Pesenti che hanno fatto un accordo con la tedesca Heidelberg, agli eredi della Pirelli che hanno venduto a ChemChina, fino a Del Vecchio che ha affidato il futuro della sua Luxottica ai francesi di Essilor. Anche Berlusconi sta cercando di vendere, da Mediaset Premium al Milan. La lista dei gioielli italiani passati di mano è infinitamente lunga.

Molto si deve alla dissoluzione del modello che girava intorno a Mediobanca, il salotto buono della finanza italiana. A un certo punto, nel 2013, il modello di holding che aveva retto in Italia gli equilibri di potere finanziari ed industriali sin dai tempi di Cuccia, non ha retto più. Ed in questo vuoto, ognuno ha preso la sua strada.

La crisi ci ha messo del suo: o si cresce o si crepa.

In un mondo in cui c'è da essere predatori, espandersi nei nuovi mercati ed acquisire una taglia adeguata alla globalizzazione, le vecchie famiglie industriali italiane si sono trovate in contropiede: avevano trascorso troppo tempo in difesa, rinserrandosi nel Salotto buono milanese gestito da Mediobanca.

Ma c'è dell'altro che si muove: ad esempio, la fusione tra La Stampa e la Repubblica, così come quella tra il Corriere della Sera e Cairo, dimostra la necessità di fare massa comune. Bisogna mettere insieme la forze.

Mediobanca, Piazzetta CucciaEd è questo il disegno che anima Banca Intesa, alle prese con una sorta di fusione con Generali: si tratterebbe di una offerta pubblica di scambio (OPS). Si metterebbero insieme la prima banca italiana, che è la terza in Europa per capitalizzazione, con il primo istituto di assicurazioni italiano, che è addirittura l'ottavo al mondo per attivo amministrato.

L'Italia è una miniera di risparmio: le famiglie hanno un patrimonio finanziario che supera i 4 mila miliardi di euro. E' una cifra enorme, che può essere indirizzata alla crescita della economia interna solo se c'è un sistema di prim'ordine, che va dalla banca di investimento alla banca retail, dalla gestione del risparmio agli investimenti assicurativi.

Alla industria italiana, se vogliamo fare un salto di qualità, servono operatori finanziari in grado di coprire tutti i segmenti del mercato, di stazza mondiale. Non possiamo sfidare i colossi degli altri Paesi senza avere alle spalle almeno una banca in grado di confrontarsi alla pari con la concorrenza internazionale.

Se non c'è un colosso italiano ad investire in Italia, a supportare gli investimenti enormi che sono necessari, le nostre migliori imprese continueranno ad essere preda di acquisizioni dall'estero.

Le famiglie imprenditoriali italiane più antiche hanno fatto del loro meglio in passato, furono ampiamente sostenute da Mediobanca nella loro crescita, ma alla fine si sono adagiate nel felpato salotto milanese.

Ora serve una nuova spinta, e questa può venire solo dalla costituzione di un gigante finanziario.

L'asse Torino-Milano, che ha messo insieme il San Paolo e Intesa, mira ad estendersi fino a Trieste, completando così l'Asse del Nord. E' una sfida che rimette in discussione equilibri storici, ruoli consolidati, relazioni profonde, per realizzare Superiori Architetture di Potere.

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