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Sabato 29 Aprile 2017, ore 21.27
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PD P(ortatori) D('acqua)

La sinistra ha i voti, non il potere

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

La Terza Via ha fatto il suo tempo. Da Prodi a Letta, da Renzi a Gentiloni, anche nel PD il compromesso del 2008 non regge più.

E' stato un accordo diseguale, in cui la componente di sinistra, ex e post comunista, porta (e perde) la gran parte dei voti per andare al governo, mentre la componente centrista, quella ex e post democristiana e della Margherita, decidono la linea politica e si prendono il potere.

Nessuno sa, oggi, se si arriverà ad una scissione formale all'interno del PD, con Matteo Renzi da una parte, ed una pattuglia di dissidenti dall'altra. Il problema di fondo è che questi ultimi si richiamano alle radici di sinistra, mentre il primo guarda continuamente al consenso del centro, strizzando l'occhio alle politiche confindustriali e neo-liberiste. I voti del PDL sarebbero una ghiotta preda.

Il PD è nato nel 2008, con un compromesso, per fondere ciò che rimaneva da una parte dell'ex-PCI, trasformatosi prima nel PDS e poi nei DS, e dall'altra la Sinistra Dc, trasformatasi un po' alla volta nel Partito Popolare Italiano, e la Margherita, in cui erano confluiti altre forze come i Democratici. Quest'ultimo partito fu fondato da Romano Prodi, tecnico di area democristiana, Ministro dell'Industria nel Governo Andreotti IV nel 1978, e Presidente dell'IRI dal 1982 al 1989 e poi dal 1993 al 1994.

Qui sta il nodo: i partiti di sinistra ex comunista hanno sempre portato la gran parte dei voti che hanno consentito ai governi di centro sinistra di governare, ma a guidarli e soprattutto a dettare la linea politica sono stati gli esponenti della ex componente centrista: da Romano Prodi ad Enrico Letta, fino a Matteo Renzi ed ora Paolo Gentiloni.

Romano ProdiCominciamo con Romano Prodi: è stato il candidato vittorioso alle elezioni del 1996, a capo di una coalizione vasta, L'Ulivo. Fu Presidente del Consiglio, con l'appoggio parlamentare esterno di Rifondazione comunista, ma il suo governo cadde per via del mancato appoggio di questo partito al voto di fiducia sulla legge finanziaria.

Sempre Romano Prodi fu poi a capo di una seconda coalizione di centro sinistra, L'Unione, che vinse le elezioni del 2006. Formò il governo con una compagine in cui per la prima volta erano presenti ministri di Rifondazione comunista. Cadde nel 2008, per via delle dimissioni di Clemente Mastella, Ministro della Giustizia, e del venir meno dell'appoggio del suo partito, l'Udeur.

In entrambe le esperienze di governo, le coalizioni di centro sinistra non reggono.

Anche nel 2013, è andata alla stessa maniera: il Segretario del PD e candidato premier alle elezioni era Pier Luigi Bersani, un ex-PCI. Vinse le primarie con una coalizione elettorale, L'Italia Bene Comune, poi conquistò alle urne il premio di maggioranza alla Camera, ma non al Senato: fu una “non vittoria”.

Al governo, ancora una volta, andò un rappresentante del PD proveniente dalla componente ex-post democristiana, Enrico Letta: solo lui poteva garantire un governo di larghe intese, con la partecipazione di Ministri rappresentanti del Popolo delle Libertà.

Dopo le dimissioni di Bersani da Segretario del PD, è Matteo Renzi che viene eletto alle primarie e che scalza Letta dal governo: ancora una volta il potere va ad un post democristiano, che ha mosso i primi passi politici all'ombra di un Comitato a favore di Romano Prodi.

Dopo la catastrofe del referendum costituzionale a dicembre scorso, su cui Matteo Renzi aveva messo la faccia, al governo è andato Paolo Gentiloni: anche lui estraneo alla tradizione PCI-PDS, proveniente dalla Margherita.

Con la eccezione di Massimo d'Alema, che andò al governo per pochi mesi dopo la caduta del primo governo Prodi, la componente ex-post comunista non è mai riuscita a guidare il governo.

Siamo all'epilogo del PD: se Matteo Renzi voleva costruire il Partito della Nazione, doveva sicuramente scaricare gli ex-post comunisti: una scissione gli avrebbe giovato. Ma, purtroppo per lui, ha perso il referendum, e con questo anche il treno del potere.

Il PD ha interpretato la Terza Via, ma la sinistra che adotta politiche di destra è ormai sconfitta dappertutto, non solo in Europa.

Nessuno sa come andrà a finire. Ma, comunque vada, il PD non sarà più lo stesso.

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