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Martedì 19 Settembre 2017, ore 15.30
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Quarantena prima degli sbarchi

Prevenire i rischi: i vaccini non bastano

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Non è allarmismo, ma attenzione a quanto avviene. Ognuno deve fare la sua parte. Chi è preposto alla vigilanza sanitaria prenda le precauzioni del caso.

Non si può martellare per intere settimane i cittadini italiani con la “necessità della prevenzione”, obbligando per decreto legge tutti i bambini italiani a farsi 12 vaccini per poter andare a scuola, e poi chiudere gli occhi di fronte ai pericoli di ogni genere di contagio per tutta la popolazione.

Sono le stesse organizzazioni umanitarie che lavorano in Africa e nelle aree di conflitto, a lanciare l'allarme.

Medici senza Frontiere (MSF), il 6 giugno scorso, titolava: “Sud Sudan: migliaia di sfollati a rischio colera e malnutrizione”, spiegando che “I primi casi sospetti di colera sono stati registrati il 9 maggio, quando si è osservato un aumento generale nel numero di pazienti affetti da diarrea acquosa. Abbiamo aperto un'unità di trattamento a Pieri, dove le équipe hanno finora assistito più di 30 pazienti, oltre ad allestire punti di reidratazione e di acqua clorata.”

La situazione sembra addirittura fuori controllo nello Yemen. Sempre MSF, il 3 maggio scorso avvertiva che “I casi di colera in Yemen continuano ad aumentare: secondo le cifre dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), alla data del 29 maggio, sono stati più di 50.000, riportati in 19 governatorati su 22. Le precarie condizioni igienico-sanitarie e l'assenza di acqua potabile, dovute al conflitto in corso, aumentano la vulnerabilità della popolazione. Le persone contraggono più facilmente il colera, in particolare se soffrono di malnutrizione acuta e cronica, e hanno sempre maggiori difficoltà ad accedere alle strutture sanitarie in tempo. L'epidemia si sta diffondendo nelle comunità più remote e povere, e le persone hanno più cammino da fare e meno soldi per il trasporto.”

OMSAmnesty International la pensa allo stesso modo: una sua inviata, sempre in una intervista del 31 maggio scorso, ha affermato in una intervista che “ora c'è anche il colera. Le persone stanno morendo non solo a causa delle bombe, ma anche per mancanza di cibo, di acqua potabile e di farmaci con cui arrestare l'epidemia. Senza contare che a causa del conflitto il sistema sanitario è al collasso.”

Per chi avesse voglia di approfondire, e soprattutto il fegato per affrontare una realtà devastante, c'è un apposito sito specializzato, in lingua italiana, http://www.ilgirodelmondo.it/notizie.php che raccoglie, divisi per anno, per mese e per singolo Stato, tutti i focolai di infezione e di pandemia.

Gli sbarchi nei porti italiani si susseguono, soprattutto di notte, per nascondere alla vista il flusso continuo di persone che arrivano senza alcun controllo. E sono persone che fuggono spesso da situazioni drammatiche: guerre, carestie e malattie. Con il caldo che fa e con la scarsa igiene dei campi in cui hanno vissuto ammassati, bisogna evitare i contagi e le possibili epidemie.

E' un rischio che non ci possiamo permettere, perché non si può pensare di vaccinare tutti gli italiani, non solo i bambini in età scolare, contro ogni possibile morbo che possa dilagare, come il colera. Questa è una malattia pericolosissima, che l'Italia ha conosciuto anche di recente, colpendo intere aree della Puglia nel 1994. A Napoli, nel 1973, 'o vibrione si era talmente diffuso da sembrare inarrestabile.

Che ci sia preoccupazione, è evidente. Si tutelano già dal punto di vista sanitario gli stessi operatori, i militari della Guardia costiera ed i volontari impegnati nei salvataggi: è evidente dalle mascherine bianche con cui si proteggono le vie respiratorie e dai guanti di plastica azzurra che indossano.

Bisogna agire subito, innanzitutto con la quarantena sanitaria obbligatoria, da trascorrere a bordo delle navi delle ONG che vanno a salvare i migranti a pochi chilometri dalla costa libica. E' una prima misura, insufficiente.

Si deve agire a monte, creando delle aree sanitarizzate di accoglienza in Egitto e Tunisia, così come si sta facendo in Turchia per interrompere la rotta balcanica. I soldi ci sono: lì, valgono di più.

I rischi sanitari sono rilevanti: non solo per il colera, ma anche per la diffusione di HIV, malaria, epatite A e tubercolosi. Chi deve provvedere, si dia da fare.

Prevenire i rischi. I vaccini non bastano.

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