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Martedì 17 Ottobre 2017, ore 15.24
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La Nuova Rete ed il forziere svuotato

Vent'anni dopo, che cosa rimane del monopolio?

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Giusto vent'anni fa, nel 1997, la Stet fermò il Piano Socrate, un progetto di cablatura in fibra ottica delle principali città, che avrebbe portato nelle case la televisione via cavo. Era una architettura di tipo distributivo, pensata più per il download dei video che per l'upload di contenuti, ma aveva il pregio di essere in parte parallela rispetto alla rete telefonica in rame, soprattutto nella rete di accesso.

La interferenza tra i due modelli, quello televisivo e quello delle telecomunicazioni, fu evidente: mentre la distribuzione finale del segnale video avveniva mediante la nuova infrastruttura in fibra ottica, il trasporto avveniva utilizzando la esistente infrastruttura di telecomunicazioni. In pratica, si innovava prevalentemente l'ultimo tratto, quello della rete di accesso che si sdoppiava: da una parte rimaneva il rame per la telefonia, dall'altra si installava la fibra ottica per distribuire i contenuti televisivi.

Per far decollare economicamente il servizio, sarebbe stato necessario azzerare i costi di trasporto del segnale televisivo sulla rete telefonica: ma questo avrebbe comportato un vantaggio competitivo enorme per l'allora monopolista telefonico. Sarebbe entrato in un mercato nuovo, quello della televisione via cavo a pagamento, costruendosi una rete di accesso dedicata, ma usando a condizioni di favore le risorse finanziarie accumulate e la infrastruttura di telecomunicazioni realizzata in regime di monopolio. Il risultato sarebbe stato quello di creare un nuovo monopolio usando in via esclusiva e di vantaggio le risorse del precedente monopolio. Socrate infatti era una infrastruttura proprietaria, chiusa, non accessibile ad un eventuale concorrente, visto che i contenuti video sarebbero stati forniti al cliente finale da Stream, un'altra società della Stet appositamente costituita.

La filosofia che inizialmente ispirò la normativa europea nel settore delle telecomunicazioni si fondava sul principio della Open Network Provision: la rete fissa di telecomunicazioni degli allora monopolisti doveva essere accessibile alla concorrenza, cosicché i servizi potessero essere forniti in condizioni di parità. Se fosse stata applicata anche alla rete Socrate, sarebbe stato un assetto coerente ed organico. Ma la Stet cercava di costituire un nuovo monopolio, altro che realizzare una nuova struttura da aprire alla concorrenza.

Fu così che, approfittando dell'enorme successo della telefonia mobile che utilizza il collegamento radio come rete di accesso al cliente finale, si riuscì a superare il collo di bottiglia rappresentato dal monopolio della rete fissa in rame. Si sviluppò, in questo caso, un assetto della competizione basata sulle infrastrutture proprietarie: ogni gestore di telefonia mobile doveva avere le sue stazioni radio-base, con una autonoma copertura.

Nel settore della telefonia fissa si aprì alla concorrenza mediante una disciplina analitica dell'accesso disaggregato alla rete ex monopolista, ridenominato incumbent: non potendoci essere, per ragioni di costo, una moltiplicazione delle infrastrutture come nel settore del mobile, si poteva accedere alla unica rete di accesso esistente, ed agli altri segmenti, a condizioni non discriminatorie, trasparenti ed orientate ai costi.

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