Aranci o Bilanci
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di Fabio Michettoni |
27 gennaio 2010 |

Il tarocco greco è un prodotto sano e genuino al pari di quello siciliano. Però
io scelgo il secondo almeno ne conosco la qualità e la tracciabilità e non inquina
i mercati finanziari come quello greco, retrocesso per qualità al terz'ultimo livello
di BBB+, cioè alle soglie dell'investment grade. Volete mettere una spremuta di
rotonde arance siciliane rispetto a quelle greche che, ahimè, non sono arance ma
bilanci statali?
La Grecia, insieme a noi italiani e comunque in compagnia del Portogallo, è tra
quei paesi che hanno fatto il maggior ricorso a provvedimenti temporanei per dare
smalto ai conti pubblici. Lo spettro della fantasia contabile europea è piuttosto
ampio e va dalla finanza creativa ai condoni nostrani, dai contributi statali alle
imprese, classificati come prestiti ponte, fino all'allontanamento delle imprese
pubbliche dal perimetro del bilancio statale. Secondo uno studio dell'OCSE del 2005,
Atene, nel decennio 1993-2003, ha realizzato 50 operazioni una tantum, con un impatto
pari al 26% sul PIL e i valori più recenti mostrano la stessa dinamica, quindi il
lupo greco perde il pelo ma non il vizio. Italia e Portogallo si attestano al secondo
posto con il 7%. La Francia è di poco sopra all'1%, la Spagna al 2,5% e la tanto
decantata Olanda al 3,6%. I più virtuosi da questo punto di vista sarebbero la Gran
Bretagna (0,9%), la Danimarca (0,3%) e la Germania (0,2%).
A metà degli anni Novanta gran parte dei Paesi aveva un rapporto deficit-pil di
molto superiore al 3% fissato dal Trattato di Maastricht. L'appuntamento con l'euro
ha scatenato l' inventiva. L'Italia con Romano Prodi tirò fuori l' eurotassa. La
Bundesbank per la Germania rivalutò in 24 ore la riserva d'oro e utilizzò il differenziale
per colmare il disavanzo statale. La Francia cominciò a stralciare dai bilanci i
trasferimenti di capitale alle imprese pubbliche in stato di bisogno. Il rifacimento
del trucco riguardava anche lo stock del debito. Fantasiosa la pratica austriaca
che istituì ad hoc nel 1997 l'Agenzia per le Autostrade, le diede autonomia giuridica
e quindi non più dipendente dall'amministrazione pubblica e le "regalò" una parte
di debito statale pari al 3,2% del proprio prodotto interno lordo. Il pollaio è
vivo e così non si salva nemmeno la Polonia dove l'esercizio più diffuso è stato
quello di classificare gli incassi da privatizzazione nelle entrate correnti, abbattendo
di fatto il debito, anziché far confluire i soldi nella voce "patrimonio" e ridurlo
di conseguenza.
La Grecia è un cosidetto "case study" e la Commissione europea sta ancora vagliando
se i conti non siano stati semplicemente "taroccati" per anni. Solitamente in tempi
di crescita economica è facile continuare a nascondere gli scheletri nell'armadio,
ma la devastante crisi economica del 2008 e le manovre messe in atto per contrastarla
li hanno fatti saltare e gli armadi cosicchè gli scheletri passeggiano indisturbati
intorno al Partenone, ma anche nell'Algarve e nella Pianura Padana.
Insomma la politica dei rattoppi a cui sono ricorsi tutti gli Stati sovrani, in
misura più o meno tollerante e accomodante, ha solo allungato il brodo, anzi la
spremuta, perché i tarocchi ce li hanno tutti e crescono anche oltre il circolo
polare artico alla faccia del sole greco e siciliano.