Bernanke Day, l'exit strategy della FED potrebbe già essere matura
(Teleborsa) - Il Bernanke Day non ha mancato di avere ripercussioni sui mercati, che a fine mattinata si confermano cauti, in attesa che il numero uno della FED renda la sua testimonianza al Congresso. Un appuntamento consueto per il Presidente della banca centrale statunitense, che però assume una valenza particolare in questa fase, perché da qualche tempo ci si interroga sull'avvio di una exit strategy della politica monetaria espansiva.
Ben Bernanke parlerà dell'economia, con particolare riguardo agli sviluppi del mercato immobiliare e dell'occupazione, che secondo le stime formulate dalla FED dovrebbe scendere attorno ad un dignitosi tasso del 7% quest'anno, dopo esser rimasto a lungo sopra l'8% nel periodo più buio dell'economia americana.
Se questi saranno gli sviluppi delle variabili macroeconomiche in gioco, i membri del Comitato di politica monetaria della FED, il FOMC, potrebbero decidere per un rallentamento del ritmo degli acquisti di asset, riducendo l'attuale piano di quantitative easing (QE3) che ha un valore di 85 miliardi al mese fra acquisti Treasuries e titoli del mercato immobiliare (MBS).
Recentemente, il dibattito fra i vari membri della Federal Reserve è stato molto produttivo ed ha visto anche i fautori delle politiche espansive piegarsi ai sempre più evidenti progressi evidenziati dalla congiuntura a stelle e strisce. Gli ultimi due interventi risalgono a ieri e sono di due membri votanti del FOMC, James Bullard e William Dudley. Entrambi hanno riconosciuto i passi avanti dell'economia, alludendo all'avvio di una graduale riduzione degli acquisti di asset.
Un ritiro degli stimoli a già al meeting di giugno non è escluso e le parole di Bernanke saranno passate al setaccio, per capire quale sarà la decisione del FOMC. Nel frattempo, stasera arriveranno anche i verbali dell'ultimo incontro, che dovrebbe aver visto un braccio di ferro fra le colombe ed i falchi.
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