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Domenica 11 Dicembre 2016, ore 11.00
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7 / Il pericoloso teatrino della politica

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Tutto sommato, la perdita da parte dell'Italia della "doppia A" decretata dal down grade di Fitch sulla scia delle altre due "sorelle" S&P e Moody's, non ha causato situazioni di particolare allarme o instabilità sui mercati. E la mancanza di effetti negativi (addirittura la Borsa di Milano all'indomani del taglio di rating aveva fatto registrare un +3,70% ) non era poi così "pacifica" in quanto, benché la decisione fosse ampiamente attesa e scontata, nell'attuale situazione caratterizzata da mercati isterici, qualsiasi dato negativo poteva essere agilmente strumentalizzato per un attacco speculativo mirato.

Probabilmente la relativa "quiete" dei mercati intorno alla fine della prima decade di ottobre può essere spiegata da un mix di più fattori composto, da una parte, dal sistematico intervento della BCE sui mercati che ha contribuito a calmierare sia i rendimenti dei titoli pubblici dei Paesi sotto stress sia i differenziali rispetto al mitico Bund (350 b.p. nel caso italiano).
Dall'altra parte, dal fatto che i mercati, che ormai da qualche tempo nutrono qualche dubbio sulla reale capacità dei vari governanti di risolvere l'attuale situazione, hanno apprezzato, incuranti delle proteste del nostro ministro Frattini, il fatto che la Merkel e Sarkozy abbiano chiaramente manifestato la volontà di imprimere all'attuale situazione "stagnante" dell'Europa una svolta decisionista avente come obiettivi una reale governance ed il rafforzamento del sistema bancario attualmente sotto forte pressione.

Tuttavia, ciò che non ha potuto la "setta" delle società di rating, ha potuto il teatrino della nostra politica che, con la bocciatura del Rendiconto generale dello Stato, la salita sull'Aventino da parte dell'opposizione, il netto richiamo del Capo dello Stato e la risicatissima fiducia, ha chiarito a tutti, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, tutta l'incertezza della nostra situazione politica e quindi, conseguentemente, la nostra maggior vulnerabilità economico- finanziaria rispetto agli altri Paesi in crisi.

Le conseguenze, ovviamente, non si sono fatte attendere con il rendimento dei BTP a 10 anni che ha nuovamente toccato punte del 5,86% - livello che non si era più visto dall'inizio degli interventi sui mercati della BCE - e con il differenziale rispetto ai Bund riallargatosi fin oltre la soglia dei 370 b.p.

E nulla hanno potuto, in questo triste scenario, novità decisamente positive quali il via libera al rafforzamento del "fondo salva stati" EFSF che diverrà con ogni probabilità il fulcro finanziario degli interventi anti-crisi, nè il rilascio da parte della Troika dell'attesissimo "nulla osta" all'erogazione di 8 mld di aiuti alla Grecia senza i quali quest'ultima non sarebbe stata in grado di pagare gli stipendi pubblici di Novembre con conseguenze facilmente immaginabili.
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