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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 12.45
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12 / Forse uno spiraglio...

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
La seconda metà di Novembre, il cui inizio ha coinciso di fatto con il varo del Governo Monti, è stata caratterizzata dal contemporaneo manifestarsi di due fenomeni in apparente contrapposizione che, per la loro rilevanza, meritano forse alcune considerazioni. Nel periodo in esame, infatti, mentre da una parte si è registrato l'acuirsi della pressione dei mercati e della speculazione sui titoli pubblici dell'Area, dall'altra, si sono iniziati a percepire alcuni movimenti forse finalmente volti a risolvere quei problemi strutturali dell'Euro che ne stanno minando la stessa sopravvivenza.

Per quanto riguarda il primo punto, bisogna evidenziare, però, che la pressione dei mercati e gli attacchi speculativi non sono più sembrati rivolti specificamente verso il "bersaglio" Italia come accadeva fino ad una decina di giorni fa quando la nostra nazione veniva percepita come l'anello debole della catena a causa della propria instabilità politica. Infatti, a ben vedere, la forte tensione ha riguardato praticamente tutti i Paesi dell'Area Euro con scarsissime eccezioni come evidenziato dai rendimenti dei Bonos spagnoli schizzati a quota 7% e dallo spread dei titoli francesi rispetto ai tedeschi lievitato fino a 200 punti base. Anzi, a ben vedere alcuni segnali di allarme sono giunti persino dalla Germania dove le previsioni di crescita per il 2012 si sono in pratica dimezzate e l'ultima asta dei Bund ha richiesto un massiccio intervento della Bundesbank per coprire circa il 40% dei titoli offerti rimasti inoptati.

Dunque, probabilmente, l'autorevolezza del Governo Monti è riuscita a sottrarci per il momento al "tiro diretto" di mercati e della speculazione, ma poco ha potuto ovviamente fare, in pochi giorni, a fronte di una situazione in globale deterioramento. Da questo punto di vista gli attacchi frontali di certa stampa vicina al precedente premier che intitolavano, ad esempio, "Monti: già smontato" o "Monti ride, la Borsa no" appaiono decisamente strumentali e sicuramente non utili a convincere i mercati della nostra coesione e credibilità.

Per quanto riguarda, invece, il secondo punto, la Cancelliera sa molto bene che - in presenza di una Francia sempre più "mediterranea" ed in affanno - l'idea di una Europa "forte" contrapposta ad una Europa debole risulta, di fatto, poco percorribile. Di conseguenza, negli ultimi giorni, ha preso progressivamente consistenza la tesi contrapposta che prevede, da una parte, una revisione rapida e "non convenzionale" dei Trattati in modo da rendere particolarmente stringente la governance economica nei diversi Paesi dell'area e, dall'altra il parallelo ritiro del veto tedesco sul nuovo ruolo della BCE come "prestatore di ultima istanza" e sugli Eurobond.

Risulta del tutto evidente che, in questa prospettiva, il poter contare sulla presenza di Monti nella cabina di regia che governerà questa impensabile evoluzione diverrebbe per noi di fondamentale importanza. Anzi, a ben vedere, considerando che Monti è vicino ai tedeschi per rigore e senso delle istituzioni, ma rappresenta una economia molto più vicina a quella francese, il professore potrebbe assumere, nell'ambito dei nuovi scenari, un ruolo fondamentale di mediazione tra le posizioni dell'intransigente Merkel e del furbo Sarkozy.
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