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Mercoledì 28 Settembre 2016, ore 03.57
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23 / Italy si back

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Così ha intitolato di recente il "Financial Times" evidenziando l'enorme sforzo compiuto in questi ultimi mesi dall'Italia sia in termini di risanamento dei bilanci che in termini di riconquista di un "posto" di rilievo nel consesso europeo. A questo punto, prendendo spunto dalle parole del prestigioso giornale inglese, conviene fermarsi un attimo e tracciare un rapido bilancio della situazione del nostro Paese ad inizio 2012.

Innanzitutto direi che, comunque la si voglia girare, un certo miglioramento della nostra situazione complessiva rispetto al periodo Agosto-Novembre 2011 sia innegabile. Non trascurerei, a questo proposito, la recente "risistemazione" della curva dei rendimenti dei nostri titoli che si era addirittura invertita offrendo agli investitori rendimenti più alti sulle scadenze brevi, segno della percezione da parte dei mercati di un pericolo imminente. Al contrario, le ultimissime aste hanno registrato un generale allentamento della pressione sul nostro debito come evidenziato dai BTP decennali tornati sotto la soglia del 6%, dallo spread rispetto ai Bund che si è portato sotto quota 400 e dai BOT 6 mesi che hanno offerto rendimenti più umani sotto quota 2% (6,50% a Novembre!!).

Non trascurerei neanche ciò che si sta facendo per favorire lo sviluppo del Paese con particolare riferimento alle norme volte ad abbattere i lunghissimi tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione perfettamente in grado, se non rapidamente ridotti, di vanificare ogni tentativo da parte delle piccole imprese di risollevarsi da una situazione pesantissima.

Come non trascurerei, infine, la forte accelerazione che il Governo Monti ha voluto imprimere alla lotta all'evasione fiscale che potrebbe essere in grado, dato il suo effetto moltiplicativo, di liberare importanti risorse da destinare, secondo i piani elaborati, all'abbattimento del prelievo IRPEF. Tuttavia, nonostante il citato miglioramento della situazione, le incognite permangono notevoli e le minacce non trascurabili. Destano sicuramente apprensione, ad esempio, le fosche previsioni di crescita elaborate dall'OCSE che prevede una riduzione del PIL italiano dello 0,5% nel 2012 ed una minuscola crescita dello 0,5% nel 2013 e del FMI che vede l'Italia in recessione sia nel 2012 (-2,2%) che nel 2013 (-0,6%).

L'altra grave minaccia di instabilità proviene, invece, dal contesto internazionale dove ancora non si riesce a trovare una valida soluzione alla crisi greca e dove si sta progressivamente deteriorando la situazione del Portogallo: con ogni probabilità saranno necessari almeno altri 30 mld di Euro di aiuti in aggiunta ai 78 già erogati.

Dunque, in conclusione, pur avendo verosimilmente imboccato un ciclo virtuoso, certamente non possiamo abbassare la guardia: d'altra parte è noto che a nessuno che abbia un indebitamento oltre il 120% del PIL è concesso di dormire il "sonno del giusto".
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