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Sabato 1 Ottobre 2016, ore 07.08
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25 / Forse qualcosa si muove

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Forse, finalmente, dopo un vero "fuggi fuggi" degli Istituzionali stranieri dal nostro debito, l'Italia sembrerebbe tornata ad essere un posto dove, usando la normale attenzione del buon padre di famiglia, si possa persino comprare qualcosa. Questo cambiamento è dimostrato, da una parte, dallo spread tornato stabilmente sotto quota 400 ed in trend decrescente (attualmente intorno ai 360 bp) e, dall'altra, dalla buona riuscita delle ultime aste che hanno registrato una domanda magari non eclatante, ma più che accettabile dati i tempi.

Ma, soprattutto, il ritorno di una certa fiducia si può riscontrare da alcuni dati che evidenziano che i recenti acquisti di nostri titoli (non solo pubblici) non sono solo opera delle banche italiane, ma anche da un ritorno dei Fondi stranieri: un recente prestito obbligazionario ENI è stato coperto per quasi il 95% da istituzionali esteri, come l'ultimo bond Intesa ha attirato una domanda estera pari al 72% del totale.
Ora è evidente che questo ritorno degli acquisti esteri non dipende esclusivamente dall'operato del governo Monti, ma discende almeno da altri due fattori di notevole rilievo.

Il primo deriva dalla forte iniezione di liquidità a 3 anni che, molto opportunamente, la BCE ha riversato sul settore bancario all'esiguo tasso dell'1 %: di questi una parte è stata parcheggiata dalle banche presso la BCE stessa in attesa di destinazione, una parte è stata utilizzata dagli istituti per coprire le scadenze e sostenere le imprese, ma una parte è stata utilizzata per comprare titoli di stato anche italiani.

Il secondo fattore è connesso, invece, a motivazioni prettamente "opportunistiche": banche, fondi ed assicurazioni estere, colti dal panico nei momenti più delicati, hanno venduto a piene mani titoli italiani considerati a rischio default per spostarsi su altri titoli di stato percepiti come molto più sicuri. Chiaramente, così facendo, questi investitori hanno accettato di dare una profonda sforbiciata ai loro margini reddituali in cambio di una maggiore tranquillità. Oggi, in una situazione di rischio più accettabile, questi stessi soggetti si stanno nuovamente affacciando dalle nostre parti per acquistare titoli in grado di migliorare la redditività media del loro portafoglio in realtà piuttosto disastrata (i Bund rendono attualmente circa l'1,88%).

Ciò premesso risulta tuttavia evidente che, in assenza del nuovo corso impresso dal Governo Monti che si è concretizzato in una seria politica di rientro dal debito e dal deficit, semplicemente i due citati fattori non avrebbero comportato per noi alcun beneficio: le banche non avrebbero utilizzato la nuova liquidità per comprare nostri titoli mentre, da parte loro, Fondi ed altri investitori esteri avrebbero continuato a considerare l'Italia come un'area off limits.
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