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Giovedì 8 Dicembre 2016, ore 01.14
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48 / "parole, parole, parole..." (Mina e Alberto Lupo 1972)

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
A ben vedere l'ultima decade di Giugno potrebbe essere idealmente suddivisa in due parti tra loro profondamente diverse. Il periodo osservato, infatti, si è aperto con un accadimento decisamente concreto quale il risultato delle elezioni in Grecia, ma è proseguito con una serie infinita di contatti informali, incontri bilaterali, quadrangolari, Summit e G20 etc, assolutamente incapaci di compiere qualche passo in avanti verso il consolidamento della fragile intelaiatura dell'Euro.

Per quanto concerne il primo aspetto, è del tutto evidente che il fatto che dalle urne sia emersa una coalizione di governo, ancorché eterogenea, ma comunque disponibile a continuare la politica di risanamento intrapresa (possibilmente rivisitata), abbia fatto tirare un sospiro di sollievo a molti. Ovviamente, il risultato elettorale ha lasciato invariato il drammatico scenario ellenico, tuttavia, quantomeno, non ha fatto da detonatore ad una situazione di per sé già incandescente e, nel contempo, ha fatto guadagnare un po' di tempo prezioso per puntellare la struttura europea.

Per il resto, solamente il "vuoto pneumatico". Infatti, nonostante la lodevole azione di mediazione attivata dal Presidente Monti, i risultati concreti appaiono modestissimi. Dal recente incontro Hollande - Monti tenutosi a Roma è emersa, ad esempio, una fortissima convergenza sulla crescita, ma l'incontro si è concluso con un comunicato dai contenuti piuttosto scontati che si è limitato a riaffermare " la necessità di rafforzare i punti deboli del sistema con azioni sull'economia reale e sugli aspetti finanziari"). Peccato che pochi giorni dopo la Merkel, in maniera molto più esplicita, abbia ribadito il suo "no" agli Eurobond, ed abbia liquidato come "soluzioni miracolistiche" le ipotesi di un Fondo europeo a garanzia dei depositi.

Analogamente ben poco è scaturito dallo stanco e quasi rassegnato G20 di Los Cabos dove l'unico spunto di qualche interesse è stata la polemica determinata dalla crescente insofferenza degli USA e dei BRICS verso l' immobilismo europeo e la piccata risposta di Barroso che ha dichiarato di non essere disponibile a "prendere lezioni" da chicchessia. A parte ciò, come di consueto, una parte dei Paesi ha ventilato la possibilità di ridurre il peso delle riforme in Grecia, mentre, in contemporanea, la solita Germania ha tranquillamente ribadito che l'unica cosa importante è che il nuovo governo greco rispetti gli impegni presi.

Da ultimo, neanche l'atteso incontro "quadrangolare" di Roma tra Monti, Merkel, Hollande e Rajoy è servito a molto visto che non è stato possibile a mettere a punto una piattaforma comune da presentare al Consiglio Europeo del 28 e 29 Giugno, da molti considerato come "l'ultima chance". Infatti, nell'incontro, Hollande ha ribadito l'importanza della crescita, Monti ha ribadito la necessità che i Fondi "Salva Stati" intervengano per acquistare i titoli dei Paesi in fase di "recupero" così da sottrarli alla scure dello spread, mentre Rajoy ha ribadito come sia necessario un intervento diretto a favore del sistema creditizio spagnolo. Da parte sua la Merkel, ha ribadito che lei deve rispondere all'elettorato tedesco, al Parlamento tedesco ed alla Corte Costituzionale tedesca per cui nessun nuovo aiuto può essere previsto in assenza di rigore e controlli.

A dire il vero, l'unico aspetto su cui si è trovato un accordo è stato la possibile introduzione della "tobin tax". Peccato che si siano fatti i conti senza l'oste, ossia senza la Gran Bretagna di Cameron che, fino ad oggi, è puntualmente riuscita, per ovvii motivi, a bloccare l'applicazione di ogni forma di tassazione sulle transazioni finanziarie. Tra l'altro risulta evidente come una tassa che coinvolgesse i 27 Paesi avrebbe un senso, mentre una tassa che riguardasse un numero più limitato di Paesi porterebbe solamente ad una serie di arbitraggi con lo spostamento delle transazioni dalla zona tassata a quella non tassata.

Dunque soltanto parole, almeno fino al Consiglio del 28 e 29 Giugno. Speriamo solo che i mercati si convincano che, se non altro per il calcolo delle probabilità, qualche decisione concreta debba per forza, prima o poi, far seguito a questo gran fiume di parole.
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