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Giovedì 29 Settembre 2016, ore 07.15
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51 / In attesa di una estate calda

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Il periodo immediatamente successivo al fatidico Consiglio Europeo di Bruxelles del 28/29 Giugno che ha visto il varo, almeno teorico, dello "scudo anti spread", è stato caratterizzato da una serie di accadimenti che costituiscono ottimi esempi di ciò che non andrebbe fatto qualora si puntasse realmente al consolidamento della fragile impalcatura dell'Euro.

Infatti, dopo il faticoso accordo notturno trovato dai Paesi dell'Area, è iniziato un vorticoso carosello di semi - passi indietro, interpretazioni strumentali e dichiarazioni ambigue che, da una parte, hanno finito per svuotare la decisione politica presa nel vertice e, dall'altra, hanno alimentato forti dubbi sulla reale volontà di alcuni Paesi di attivare il meccanismo stesso.

Innanzitutto la Merkel sottoposta, al ritorno in patria, ad aspre critiche anche dal suo stesso schieramento politico, non ha perso occasione per sottolineare come ben poco fosse in realtà cambiato rispetto a prima e come, in ogni caso, l'intervento del fondo ESM in funzione anti-spread non sarebbe stato né automatico né esente da rigorosi controlli da parte degli organismi internazionali.

Parallelamente, con buon gioco di squadra, Olanda e Finlandia hanno minacciato di bloccare l'attivazione dello scudo anti spread ipotizzando improbabili veti, con esponenti di governo finlandesi che sono arrivati a dichiararsi "pronti ad uscire dall'Euro" (ovviamente una boutade politica).

Come noto, a seguito di queste prese di posizione non svisceratamente europeiste si è reso indispensabile, nella perplessità della maggioranza dei Paesi civili, chiedere ai Paesi dell'Area di riconfermare nell'ambito dell'Eurogruppo del 10 Luglio le decisioni politiche già prese a fine Giugno. La conferma politica c'è stata, ma la definizione delle modalità dell'intervento è stata ancora una volta rinviata al vertice previsto per il 20 Luglio.

Come non bastasse, lo scenario è stato reso ancora più confuso dalla rigida posizione assunta dalla Corte Costituzionale tedesca chiamata a ratificare l'entrata in vigore del Fondo ESM già approvata dal Parlamento a maggioranza qualificata. Infatti, la Suprema Corte ha annunciato che sarà necessaria una attenta verifica delle leggi sottoposte al suo esame, per cui la sentenza non verrà emessa prima di Settembre.

Dunque un altro rinvio, un altro ritardo nell'attivazione del Fondo ESM e quindi un altro ostacolo all'attivazione, considerata della massima urgenza, dello "scudo anti- spread". Piuttosto preoccupante, in questa circostanza, la posizione della Bundesbank espressa dal Presidente Weidmann che ha evidenziato alla Corte come le ripercussioni negative sui mercati di una bocciatura del Fondo fossero tutte da dimostrare e come, in ogni caso, anche una rapida approvazione da parte della Corte non avrebbe potuto impedire alla crisi di peggiorare!

Questi atteggiamenti dilatori, questa politica "stop and go", questo clima di incertezza, sono riusciti a trasformare, in pochissimo tempo, quello che doveva essere un chiaro segnale di coesione, determinatezza e volontà di rafforzare l'area dell'Euro in un segnale di divisione, incertezza e di immobilismo. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: i declassamenti di Moody's, lo spread italiano e spagnolo a quota 500, il terrore di una bufera estiva.
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