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Lunedì 5 Dicembre 2016, ore 05.36
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57 / Un problema di credibilità

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Se facessimo oggi una T.A.C. alla situazione italiana, le immagini computerizzate ottenute mostrerebbero uno scenario ancora delicato sia dal punto di vista economico, che da quello finanziario. Più in particolare i dettagli della tomografia, una volta ingranditi, mostrerebbero la presenza di evidenti problemi strutturali di crescita (il PIL è previsto in territorio negativo sia nel 2012 che nel 2013), abbinati ad una disoccupazione media oltre la barriera del 10% (al 35% quella giovanile). Parallelamente, dal punto di vista finanziario, l'immagine evidenzierebbe in tutta chiarezza, la massa nera del nostro debito pubblico (che raggiungerà a Dicembre il picco del 123 % del PIL), causa prima di una dilatazione della spesa corrente che ci impedisce una più rapida sistemazione dei nostri conti pubblici.

Dunque uno scenario non ancora ottimale (anche in relazione ai tempi necessari alle recenti misure per dispiegare i loro effetti), ma non una situazione drammatica. Ben più allarmanti erano le immagini evidenziate, con grande crudezza, dalla precedente T.A.C. effettuata nel novembre 2011: allora la tomografia mostrava una situazione finanziaria in rapidissimo degrado, nell'ambito della quale l'Italia, non godendo più di alcuna credibilità a livello europeo, costituiva un eccellente bersaglio per la speculazione sistemica e rischiava di non essere più in grado di far fronte puntualmente alle proprie obbligazioni finanziarie. In altre parole, a Novembre, il problema era l'Italia stessa, mentre oggi, grazie alla complessa opera del governo Monti, esiste un problema Europa, al cui interno è stata correttamente ricondotta la situazione Italia, indubbiamente delicata per il suo peso specifico. E direi che non è affatto la stessa cosa.

Il punto è che, finché le riforme attuate (e quelle che verranno) non saranno in grado di incidere sui nostri fondamentali economici (crescita, competitività, debito etc.), la sostenibilità della nostra situazione finanziaria dipende unicamente dalla nostra credibilità. Infatti, solo apparendo credibili potremo convincere i partners europei che la strada delle riforme strutturali continuerà fino al raggiungimento dei target prefissati, che tutto ciò che è stato fin qui costruito non evaporerà nel "dopo Monti"; solo se saremo credibili riusciremo a convincere gli investitori che il rischio sul nostro debito è più che accettabile e che quindi rendimenti stratosferici sono ingiustificati; solo se saremo credibili riusciremo, infine, a convincere la speculazione che puntare contro l'Italia potrebbe non essere un così buon affare.

Purtroppo i recenti accadimenti mi sembrano, al contrario, perfettamente in grado di minare agli occhi di tutti questa credibilità. Gli attacchi volti a delegittimare il Quirinale, l'incapacità dei partiti di varare una buona legge elettorale e di trovare alleanze costruttive, le continue minacce di far cadere il governo e le avvisaglie di un prossimo "assalto alla diligenza" dei conti pubblici nel dopo Monti, non fanno altro che instillare nei mercati fortissimi dubbi sulla nostra capacità di tenuta alla distanza.

Ed infatti lo spread, scettico per natura, non scende neanche a martellate!
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