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Domenica 4 Dicembre 2016, ore 15.18
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63 / Gli stakeholder dell’azienda Italia ed il taccuino nero

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.

Purtroppo i segnali che stiamo lanciando in quest’ultimo periodo agli altri Stati, ai mercati, alle banche estere, non fanno altro che instillare in questi soggetti forti dubbi sulla nostra effettiva capacità di trovare quella coesione politica ed istituzionale, quella stabilità indispensabile per proseguire sulla strada di rigore e sacrifici che stiamo faticosamente percorrendo da circa un anno.

Volendo semplificare, dobbiamo immaginare che tutti gli stakeholder dell’azienda Italia - ossia tutti i soggetti interessati, a qualunque titolo, alle sorti del nostro Paese - stiano comodamente seduti nelle varie parti del mondo annotando su un taccuino nero tutti i dati, i segnali, le impressioni che arrivano dal nostro Paese. E questo per il semplice motivo che tutti loro devono cercare di capire, al più presto, che cosa succederà in Italia nel 2013 e, segnatamente, cosa accadrà nell’immediato dopo Monti. In quest’ottica i principali Governi devono rapidamente comprendere se l’impalcatura dell’Euro possa o meno reggere ad eventuali sbandamenti italiani, gli investitori già presenti in Italia devono decidere se smobilizzare e far rientrare in patria rapidamente i propri capitali, la speculazione deve decidere se sferrare un attacco concentrico o attendere gli eventi.

Continuando il ragionamento, il primo dato che è stato sicuramente annotato (e sottolineato) nel quadernetto nero è che nella seconda metà del 2013 l’Italia non potrà più contare sulla determinazione, sullo standing e sulla conseguente capacità di moral suasion del Presidente Napolitano; per chi avesse dubbi a riguardo, consiglierei di tornare con la mente al Novembre 2011 quando, persa ogni credibilità a livello internazionale, l’Italia ha rischiato l’avvitamento finanziario ed una devastante crisi di cassa. In quell’occasione solo la fermezza del Presidente ha reso possibile, nei tempi brevissimi richiesti dalla situazione, il transito verso un ineluttabile Governo tecnico, unico sistema per “ottenere un po’ di tempo” dai mercati e dai partners europei.

La seconda annotazione è dedicata, sicuramente, alla nostra situazione politica: risulta del tutto evidente che l’incapacità di trovare un accordo sulla nuova legge elettorale, l’incapacità di creare alleanze in grado di esprimere una maggioranza solida e, soprattutto la progressiva affermazione di un sentimento antipolitico portatore di istanze antieuropeiste (il referendum sull’Euro) sono tutti elementi che non sfuggono certo ai nostri stakeholder. E non vi è dubbio che la presenza del “vuoto pneumatico” in alternativa al governo Monti, nell’eventuale impossibilità di varare un Monti bis, terrorizzi tutti gli osservatori ad eccezione, ovviamente della speculazione sistemica che, invece, ha già i dollari negli occhi.

La terza annotazione sul taccuino nero (ben evidenziata in giallo) riguarda, ovviamente, l’indecoroso spettacolo offerto dai nostri politicanti regionali ben riportato su tutta la stampa estera.
Risulta del tutto evidente che, essendo questi galantuomini comunque espressione dei partiti nazionali, i nostri stakeholder (con la solita eccezione) siano molto perplessi all’idea che le redini dell’economia e della finanza italiana possano, in qualche modo, finire in quest’orbita diciamo non particolarmente attenta alla corretta gestione della “res publica” ed al bene del Paese.

Il nostro problema deriva dal fatto che, purtroppo, un Paese come il nostro che ha un indebitamento pari al 126% del PIL e soffre di crescita, produttività e competitività assolutamente insoddisfacenti è, al contrario di quanto descritto, un Paese che ha un disperato bisogno di essere considerato credibile e di ottenere la fiducia dei nostri famosi steakholder. La recente esperienza ci ha infatti dimostrato l’enorme peso che ha assunto nell’attuale scenario il “fattore S”, ossia il “sentiment” legato alle previsioni, alle congetture, alle impressioni e soprattutto alle paure dei mercati: anche importanti risultati raggiunti dai diversi Governi in difficoltà sono stati parzialmente vanificati da un sentiment negativo dei mercati.
Speriamo solo che i nostri steakholder perdano il taccuino nero, altrimenti per noi sono guai seri.

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